Per fortuna!, si potrebbe affermare con un pizzico di sarcastica ironia, siamo in tempo di crisi, o forse no?. A leggere i dati emersi dalle ultime valutazioni fornite dall’Osservatorio «Prezzi e Mercati» di Indis, Istituto dell’Unioncamere, che raccontano di aumenti vertiginosi, praticamente, in qualsiasi settore della nostra economia, sembrerebbe di poter dire che la crisi fa comodo solo per giustificare la perdita di milioni di posti di lavoro. Alla faccia della crisi e di chi la vive quotidianamente stringendo la cinghia per poter resistere. Tanto per cominciare sono rincarati del 30% le tariffe per i rifiuti solidi urbani e per l’acqua potabile. Poi, grazie all’infinita scalata dei prodotti petroliferi, 16% in un anno, tutto si è adeguato verso l’alto, nell’ultimo quinquennio le tariffe pubbliche sono cresciute del 15%, cinque punti in più rispetto al tasso ufficiale di inflazione, le tariffe postali +13%, le tariffe autostradali +15%, quelle ferroviarie +26%, i trasporti marittimi +38%. Ma il tutto, sommato insieme, non riesce ad impensierire il record battuto dalle assicurazioni. Dal 1996 al 2009 i prezzi in Italia sono aumentati del 131,3%, contro il 35,3% della zona euro, quasi un centinaio di punti percentuali di differenza in più. Ma la cosa che continua ad apparire più strana è che ad accorgersi di questi “insignificanti” aumenti continuano ad essere solo le associazioni dei consumatori che quotidianamente si prodigano a predicare nel deserto, troppo spesso, inascoltate dai cittadini che chiedono tutto e subito ma non vogliono rinunciare a nulla.
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