Come da consuetudine, del dopo esami di maturità, si ripropone, per la moltitudine di neo diplomati, l’annoso dilemma amletico della scelta dell'Università. Una scelta da ponderare e maturare, secondo logica, anche, e, soprattutto, in base ai dati reali sulle possibilità occupazionali e reddituali del titolo di studio sul quale si investiranno preziosi anni di sacrifici intellettivi ed economici. Statistiche che dovrebbero essere fornite alle famiglie non in modo tale da creare vere e proprie illusioni occupazionali.
Un grido di allarme in favore dei giovani viene lanciato, nel deserto dell’indifferenza mediatica, dal segretario nazionale del sindacato veterinari liberi professionisti (Sivelp), dott. Angelo Troi, con il richiamo all’opinione pubblica ed, in particolare, alle associazioni di consumatori come Primo Consumo, per allertare i neo diplomati e le loro famiglie sul drammatico momento occupazionale vissuto dal nostro Paese. Primo Consumo ne raccoglie l’appello e intende farsi interprete di questa esigenza, sicuramente sentita in vari ambiti, per evitare che la formazione di milioni di giovani venga tradita nelle aspettative, risultando un fallimento occupazionale.
In merito al settore veterinario, il dott. Troi evidenzia che “il numero di medici veterinari in Italia è eccessivo, sicuramente pochissimi saranno assorbiti da una Sanità Pubblica sempre più in difficoltà. Abbiamo il 40% dei professionisti in questa materia laureati negli ultimi dieci anni, ed una drammatica situazione di precariato; si aggiunga a questo che la facoltà di Medicina Veterinaria è una delle più costose per lo Stato. Quindi la disoccupazione di un laureato rappresenta un danno doppio, per l'individuo e per la collettività. Sollecitati da una quantità di situazioni segnalateci, chiediamo, come sindacato di categoria, che le famiglie possano disporre di informazioni oggettive ed indipendenti da quelle dell'Università, per garantire correttezza dei dati.
Il settore veterinario è solo la punta di un iceberg che propone un panorama spettrale secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat dai quali si riscontrano sempre più disoccupati tra i giovani italiani. L'Istituto nazionale di statistica certifica che per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione a maggio 2010 si conferma stabile all'8,7%, restando però sui valori più elevati dall'inizio del 2004. Aggiungendo che rispetto a maggio dell'anno scorso il tasso aumenta di 1,2 punti percentuali. Il numero di persone in cerca di occupazione diminuisce di un irrisorio 0,1% rispetto ad aprile, ma cresce del 15,5% nel confronto con maggio di un anno fa: in totale 2,173 milioni. Dati fortemente negativi per i giovani. A maggio di quest’anno il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,2%, con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad aprile e di 4,7 punti su base annua; è il dato peggiore dal 2004.
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