
Il destino della mozzarella sembra quello di continuare a riempire le pagine di cronaca dei quotidiani, almeno per il periodo estivo. Tornata prepotentemente alla ribalta con il caso delle “mozzarelle blu”, di questo prodotto nostrano si continua a parlare, ma non per le sue qualità di formaggio leggero che spinge i nutrizionisti italiani ad inserirla tra i prodotti consigliati per una sana alimentazione, quanto piuttosto per quella caratteristica tecnologica che si chiama “filatura”. Il dott. Giuseppe Lai, biologo-nutrizionista, consulente dell’associazione “PrimoConsumo”, offre una spiegazione del “mistero”: “La mozzarella è, infatti, un formaggio a pasta filata ma pare che, secondo quanto denunciato da molti consumatori, specie nel Meridione, questa fondamentale proprietà sia andata perduta. Una spiegazione? Al posto del latte, la materia prima naturale, per fabbricare il prodotto viene usata della cagliata congelata proveniente dall’estero, in particolare Est Europa, che, opportunamente lavorata, assume la forma di una mozzarella. Ma la superficie, spugnosa nel prodotto genuino, diventa liscia e compatta nella “pseudo mozzarella” che oltretutto…. non fila! Insomma, l’ennesima beffa al “made in Italy”. La soluzione? Attribuire, per legge, la denominazione di “mozzarella” esclusivamente al prodotto ottenuto dal latte, con la sola aggiunta del caglio necessario per realizzare il prodotto stesso. Ma anche introdurre, finalmente, l’obbligo di indicare con chiarezza sull’etichetta la provenienza del prodotto e dare qualche certezza in più a tutti noi consumatori.”
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