Perché il cittadino vale secondo il peso che la corporazione di cui fa parte è in grado di esercitare? Perché gli iscritti agli albi professionali non sono soggetti ad alcuna valutazione esterna agli ordini?
Le associazioni dei consumatori potrebbero rivelarsi lo strumento adatto per spezzare il modello corporativo, liberare la politica e rimettere l’individuo al centro del sistema Paese?
Quesiti che continuano a condizionare il modello di sviluppo definito “sociale” penalizzando coloro che rimangono fuori dalle corporazioni.
Prendendo spunto anche dal libro dell’avvocato Riccardo Cappello, “Il Cappio- Perché gli ordini professionali soffocano l’economia italiana”, l’associazione Primo Consumo lancia la proposta di assegnare un ruolo di “osservatore” super partes della corretta deontologia dei professionisti alle associazione di consumatori.
Le motivazioni attraverso le parole del presidente, avv. Marco Polizzi:
“I compiti istituzionali di Ordini e Collegi devono essere svolti essenzialmente nell’interesse della collettività e, solo di riflesso, nell’interesse dei professionisti stessi. Ciò significa che al primo posto c’è l’interesse pubblico e, solo in via subordinata, quello dei professionisti per cui in caso di conflitto tra gli interessi della categoria e quelli della collettività sono questi ultimi a dover prevalere. Nella pratica quotidiana non è così e la larga maggioranza degli italiani pensa che l’Ordine tuteli solo ed esclusivamente l’iscritto. Esso è ritenuto una corporazione che difende i propri interessi, talvolta anche ai danni della collettività e che interpreta le regole a favore della parte che meglio la retribuisce, anche quando gli è noto che le finalità da queste perseguite sono in contrasto con le finalità per i quali la norma è stata emanata. Se, per esempio, l’avvocato rivestisse quella funzione pubblica, che l’Ordine rivendica, e tenesse conto delle esigenze collettive perderebbe il suo ruolo di “parte”, tenuto a privilegiare il proprio committente. Sarebbe più logico, e anche più credibile, se agli ordini fosse affidata la tutela degli iscritti e che le associazioni dei consumatori, del tutto assenti sul tema, si facessero carico della tutela dell’utenza contro i professionisti. Infatti, le riserve ovvero le attività per l’esercizio delle quali è indispensabile l’iscrizione ad un Albo professionale si traducono in una protezione offerta ai professionisti, nessuno è mai stato radiato dall’albo per incompetenza, per ciò stesso il danno causato dall’incapacità o dalla condotta del professionista deve essere valutato con terzietà dalle associazioni dei consumatori”.
"800 mila dipendenti da gioco d'azzardo all'interno di un'area di quasi due milioni di giocatori a rischio". Un dato allarmante rivelato dai dati contenuti nel dossier “Azzardopoli” dell’associazione Libera.
Un fenomeno che l'associazione Primo Consumo ha da tempo denunciato in tutta la sua reale gravità attivando già nel corso del 2011 il primo Centro di ascolto psicologico Nazionale "Game Over" per giocatori che manifestano problematiche psicologiche di natura ludopatica e per i loro familiari.
Il NUMERO VERDE 800.185.453 garantisce un servizio anonimo e totalmente gratuito (sia da telefono fisso, sia da cellulare), agevolando l'accesso anche alle persone con disagio economico che possono contattare il Centro per ricevere sostegno psicologico e informazioni. Il progetto prevede l'impegno di un pool di psicologi e psicoterapeuti esperti di problematiche legate al gioco d'azzardo disponibili a rispondere in modo efficace, mirato e personalizzato ai singoli problemi di coloro che telefonano. Il Servizio Game Over è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Tutte le info su www.primoconsumo.it
Il percorso di aiuto
Il Centro di ascolto eroga tre principali servizi: “Sostegno psicologico”, “informazione” e “orientamento”. Il primo e fondamentale passo compiuto dagli psicologi è accogliere la persona, qualsiasi sia la sua richiesta, bisogno, modalità di presentazione di sé o del problema legato al tema del gioco d’azzardo. Si traccia insieme a chi contatta il Centro una sorta di mini piano operativo personalizzato. Tra l’accoglienza e la personalizzazione della richiesta si colloca un importante intervento comunicativo da parte dello psicologo che consente di aiutare la persona a ritrovare il giusto approccio al gioco.
Il progetto “Game Over” ha già ottenuto il patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Roma ed allo stesso hanno manifestato grande interesse Ministeri e prestigiose Università. Il progetto presentato ufficialmente a Roma il 26 Ottobre 2011, ha visto la partecipazione dei massimi rappresentanti di AAMS (Monopoli di Stato), della Guardia di Finanza, della Questura di Roma, della Regione Lazio e di Roma Capitale. Intervenuti un’esponente della Scuola Psicosomatica Cristo Re e un docente della facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, entrambi nostri partner nel progetto con particolare riferimento alle attività di formazione, studio e ricerca. Il Gruppo Codere, uno dei leader nel settore del gioco pubblico, ha aderito con entusiasmo al nostro progetto condividendone appieno lo spirito e la missione.
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“Gioca Sicuro Ti Diverti Di Più” è il consiglio più utile per tentare di prevenire i rischi legati ad una sfrenata voglia di scommettere in cerca di illusori guadagni.
Codere, società che gestisce sale da gioco in Italia e all’estero, ha scelto di far sì che il gioco sia un’occasione di intrattenimento e che non generi forme di gioco problematico o di ludopatia nei giocatori. Aiutare i giocatori a rischio fa parte dei doveri insiti nel lavoro delle società concessionarie di giochi e scommesse come appunto Codere, oltre a rappresentare un adempimento di legge in quanto concessionario autorizzato dall’AAMS.
Numero verde “Game Over” 800185453 La dipendenza dal gioco non è un gioco
Un progetto, fortemente voluto dai vertici dell’azienda in Italia, in materia di lotta e prevenzione dei fenomeni ludopatici e di sicurezza nel gioco. Durante l’incontro sono state presentate le attività di Codere nell’ambito della prevenzione dei comportamenti di gioco patologici e il supporto scientifico portato dall’associazione Primo Consumo con l’attivazione del Numero Verde 800/185453 per i giocatori patologici, con la formazione mirata del personale e con l’assistenza ai giocatori in tutti gli ambienti di gioco, online compreso, di Codere.
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L'associazione Primo Consumo e Codere hanno attivato il primo Centro di ascolto psicologico Nazionale "Game Over" per giocatori che manifestano problematiche psicologiche di natura ludopatica e per i loro familiari. Il numero verde garantisce un servizio anonimo e totalmente gratuito (sia da telefono fisso, sia da cellulare), agevolando l'accesso anche alle persone con disagio economico che possono contattare il Centro per ricevere sostegno psicologico e informazioni. Il progetto prevede l'impegno di un pool di psicologi e psicoterapeuti esperti di problematiche legate al gioco d'azzardo disponibili a rispondere in modo efficace, mirato e personalizzato ai singoli problemi di coloro che telefonano. Il Servizio Game Over è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Tutte le info su www.primoconsumo.it
Il Gruppo Codere
Codere è una multinazionale leader nel settore del gioco in Europa e America Latina, quotata in Borsa in Spagna e gestisce più di 54.600 terminali di gioco, 191 sale gioco, 813 sale di scommesse e partecipa alla gestione di 3 ippodromi, in Argentina, Brasile, Colombia, Spagna, Italia, Messico, Panama e Uruguay, e, avendo acquisito le licenze necessarie, esercita in Italia il gioco on line.
L’acquirente di un immobile in condominio subentra nei diritti del precedente condomino ed è obbligato, solidamente con questo, al pagamento delle spese condominiali relative all’anno in corso e a quello precedente alla data di acquisto.
Tale regola disciplina i rapporti interni tra acquirente e venditore e non i rapporti tra nuovo condomino e condominio.
Per il condominio, infatti, l’obbligo di pagamento degli oneri condominiali graverà sul nuovo condomino e non sul precedente.
Resta inteso che il nuovo condomino potrà recuperare i contributi versati al condominio dal venditore.
Pur tuttavia, bisogna distinguere tra contributi relativi alle c.d. spese ordinarie e contributi relativi alle c.d. spese straordinarie.
Per quanto riguarda le c.d. spese ordinarie quali manutenzione ordinaria, conservazione e godimento delle parti comuni dell’edificio, servizi di interesse comune, ecc, la nascita dell’obbligazione coincide con il compimento effettivo dell’attività gestionale.
Pertanto, è tenuto alla spesa chi riveste la qualità di condomino al momento in cui viene effettuato l’intervento conservativo deliberato in precedenza.
Per quanto riguarda, invece, le c.d. spese straordinarie inerenti a manutenzione straordinaria, ristrutturazioni o innovazioni, la nascita dell’obbligazione coincide con la delibera assembleare che dispone l’esecuzione degli interventi .
Tale delibera assume valore costitutivo della relativa obbligazione in capo a ciascun condomino, a nulla rilevando che tali opere siano state, in tutto o in parte, eseguite successivamente.
Ne deriva che è tenuto a sopportare i relativi costi chi era proprietario al momento della delibera dell’assemblea.
Se tali spese sono state deliberate prima della stipulazione dell’atto di trasferimento dell’unità immobiliare e nell’anno precedente o in corso alla data dell’atto, ne rispondono in solido il venditore e l’acquirente, salvo diverso accordo tra le parti.
L’acquirente ed il venditore infatti possono concordare che il venditore si assuma ogni onere inerente a spese pregresse o ad interventi di manutenzione deliberati prima della cessione del bene.
Tale accordo ha efficacia nei rapporti interni tra le parti e non nei confronti del condominio che potrà chiedere all’acquirente ogni contributo.
Resta inteso che il nuovo condomino avrà diritto al rimborso dal venditore di quanto versato al condominio e potrà recuperare ogni spesa, ammesso che il venditore sia solvibile.
Avv. Ersilia Urbano, Consulente Primo Consumo
Tale principio vale per il caso di soccombenza ovvero per il caso in cui il condominio perda l’azione giudiziaria mentre non vale per il caso in cui l’esito della lite sia favorevole.
E’ opinione dominante che il dissenso possa essere manifestato validamente per le liti tra condominio e terzi e non per quelle tra condominio e condomino.
Per la manifestazione del dissenso non sono necessarie forme solenni.
E’sufficiente inviare all’amministratore o ai singoli condomini, in mancanza di amministratore, una raccomandata con ricevuta di ritorno.
La raccomandata deve essere ricevuta entro 30 giorni dal giorno in cui il condomino ha avuto notizia della deliberazione.
Il termine di 30 giorni è un termine perentorio di decadenza trascorso il quale il condomino perde il diritto di manifestare il dissenso e di essere esonerato dalle spese di lite.
In caso di soccombenza, il condomino dissenziente:
- é esonerato dal pagamento delle spese processuali;
- non é esonerato dal pagamento delle spese processuali del terzo vittorioso che decida di agire per il recupero delle stesse nei confronti del condominio ma può ottenerne il rimborso;
- non é esonerato da quanto dovuto al terzo per il merito del giudizio, ad esempio per il risarcimento del danno procurato al terzo.
Le conseguenze del dissenso relative alla ripartizione delle spese processuali cambiano se l’esito della lite é favorevole al condominio e produce un vantaggio.
Per vantaggio si intende non la mera mancata soccombenza ma un beneficio positivo conseguito dal condominio.
In tal caso il condomino dissenziente che ha tratto vantaggio dalla lite giudiziaria è tenuto a concorrere nelle spese del giudizio che non sia stato possibile ottenere dalla parte soccombente.
In caso di esito favorevole della lite, il condomino dissenziente:
- é esonerato dalle spese processuali che siano dovute ed ottenute dal terzo soccombente;
- non é esonerato dalle spese processuali se il terzo soccombente é inadempiente o la spesa non è ripetibile.
Avv. Ersilia Urbano, Consulente Primo Consumo
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"Le invocazioni dei giocatori “professionisti” che chiedevano i casinò on line “made in Italy” sono state soddisfatte dalla “fame” di denaro per rimpinguare le asfittiche casse dello Stato senza alcuna considerazione per i gravi rischi collegati all’uso ed abuso di puntate e scommesse" ancora una volta l'associazione Primo Consumo intende denunciare una realtà poco documentata.
La ragion di Stato non giustifica i rischi prodotti dal gioco
"Alla stregua di “vampiri” assetati di sangue, nessuna remora ha lambito i modesti ingegni dei governanti, spingendoli ad “emulare” legalmente le organizzazioni che traggono enormi profitti dai proventi derivanti dal gioco d’azzardo illegale" dichiara l'avv. Marco Polizzi, presidente di Primo Consumo.
"Nessuno ha ritenuto di doversi leggere i rapporti, davvero allarmanti, sulla crescita delle ludopatie tra i giocatori abituali o, ancor peggio, il drammatico ricorso a prestiti illegali per tentare di recuperare le perdite finendo nella rete degli usurai".
Davanti al miraggio di oltre un miliardo e mezzo di euro anche gli appelli di associazioni di consumatori come Primo Consumo, da tempo in prima fila nel denunciare la pericolosa realtà, sono passati del tutto inascoltati.
Concessionarie poco attente al fenomeno ludopatico
"La distrazione dei concessionari verso il fenomeno ludopatico rimane incomprensibile pur comprendendo la logica economica che prevede guadagni a fronte di investimenti. Le società gestrici dovrebbero fornire una corretta informazione ai giocatori anche sulle “controindicazioni” prodotte da eccessi e cattive abitudini".
Primo Consumo continuerà nel suo lavoro di prevenzione informando i cittadini ed offrendo, se necessario, aiuto psicologico. Giocare può essere anche divertente, farlo con moderazione lo è di più.
Un fenomeno in costante, allarmante e pericolosa crescita che trae forza da precarie situazioni sociali fino a sfociare nella malattia della dipendenza da gioco.
"Riteniamo di trovare ancora scarsa sensibilità da parte delle società concessionarie e soprattutto sulle omissioni di azioni concrete di prevenzione del fenomeno ludopatico da parte degli operatori di gioco lecito che al gioco responsabile dovrebbero essere obbligati concretamente da AAMS”, sottolinea l'avv. Marco Polizzi, presidente dell’associazione Primo Consumo, da tempo attiva nel diffondere le reali problematiche legate a scommesse e giochi ed assistere e tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini e consumatori.
Dati inquietanti sul fenomeno "L’ultimo episodio di cronaca nera legato alla diffusione del gioco illegale, scoperto a Roma dalla polizia ha riacceso i riflettori proprio sul dramma delle ludopatie, denunciato in particolare, dagli esperti psicologi che hanno affiancato le forze dell’ordine, che hanno evidenziato la pericolosità del fenomeno specie in ambito irregolare: Un dato su tutti: nel solo 2010 sono stati giocati più di 62 miliardi di euro e, in questi mesi del 2011, stiamo registrando un aumento del 20% che porterà, probabilmente, a 72 milioni di euro l'ammontare delle scommesse"
Il giocatore cade nella rete della malavita, costretto dal sempre maggiore bisogno di denaro per far fronte al “vizio”, ricorre a prestiti ad usura o furti, persevera nella speranza di recuperare le perdite. I soggetti più colpiti sono gli uomini, ma un terzo del totale sono giocatrici. A parere anche degli esperti, che rafforzano i segnali lanciati da PrimoConsumo, “l'unico modo per ridurre questa attività, più vicino ad una droga che ad un vizio, è creare una rete sociale tra le persone. Allertare ed informare le famiglie, per fare in modo di prevenire la nascita di questa patologia, proprio come si farebbe con la droga".
Da ricordare che l’associazione Primo Consumo ha ideato il progetto “Game Over – La dipendenza dal gioco non è un gioco”.
Game Over vede l’istituzione di un numero verde , grazie al quale degli psicoterapeuti (laureati iscritti agli albi professionali) saranno a disposizione dei giocatori e dei loro familiari per informarli, assisterli, guidarli. Primo Consumo convinta del forte interesse di tutti i concessionari del settore e dei Monopoli di Stato, vuole mettere a loro disposizione questo strumento concreto di rilevante importanza sociale e di monitoraggio e prevenzione del fenomeno ludopatico.
Game Over sarà operativo nel rispetto dei termini previsti dalla legge di stabilità.

I numeri sono allarmanti: un giro d’affari complessivo pari a 12.5 miliardi di euro, di cui il 30 % derivanti da reinvestimenti in attività lecite e il 70% da attività illecite. Questi i dati contenuti nel 1° Rapporto Eurispes-Coldiretti sulle agromafie, vere e proprie holding del crimine che con le loro immense disponibilità finanziarie sono in grado di condurre operazioni illegali su tutti i settori del comparto agroalimentare. Contrabbando, contraffazione, sofisticazione dei prodotti e falsificazione dei marchi di qualità sono solo alcuni esempi di azioni fraudolente compiute sull’intero territorio nazionale da tali organizzazioni mafiose, cui si aggiunge il preoccupante fenomeno del “caporalato”, lo sfruttamento dei braccianti agricoli irregolari. Molteplici i danni per la collettività, dal pericolo per la salute dei consumatori all’evasione fiscale e contributiva legata al lavoro “in nero”.
In particolare, per quanto riguarda la contraffazione, il Rapporto evidenzia la diffusione del cosiddetto “italian sounding”, una forma di pirateria che utilizza denominazioni geografiche, marchi, slogan e immagini che si richiamano al nostro Paese per pubblicizzare e commercializzare sui mercati internazionali prodotti che “suonano” italiani ma che in realtà non lo sono. Il più diffuso nel mondo è il “Parmesan”, ma si trova in circolazione anche il “romano”, un formaggio prodotto nell’Illinois con latte di vacca anziché di pecora, e ancora falsi salami Toscano e Milano e spaghetti prodotti in Portogallo. A tale situazione di illegalità si aggiunge la prassi di varie aziende italiane di importare dall’estero una parte delle materie prime, che vengono poi trasformate in Italia in prodotti finiti, venduti sul mercato interno e su quello internazionale con il marchio “made in Italy”. Operazione consentita dalla legge, anche se poi l’origine del prodotto è una remota località del pianeta.
Tuttavia, se da un lato le imprese riducono i propri costi di produzione acquistando all’estero le materie prime, più a buon mercato rispetto alle nostre, dall’altro si crea un danno alla nostra filiera agroalimentare. Infatti, a causa di una contrazione della domanda nazionale, si abbassano i prezzi delle nostre materie prime con ricadute economiche e occupazionali negative soprattutto sulle piccole imprese, molte delle quali sono a rischio chiusura.
Ma c’è anche l’inganno dei consumatori, che non riescono a distinguere il prodotto “tutto italiano” da quello che invece è “solo in parte italiano”, in quanto trasformato in Italia con l’impiego di materie prime che arrivano da fuori. Questo può spingerli ad adottare esclusivamente il criterio del prezzo più basso nelle scelte di acquisto, magari a discapito della qualità.

Giochi e scommesse legali o meno, un pianeta ancora tutto da esplorare che finalmente pare interessare anche il mondo della politica dopo le recenti vicende legate a scandali nel mondo del calcio, inchieste delle procure antimafia, crescita dei rischi connessi alle ludopatie, uso incontrollato del gioco sul web.
Il Governo avrebbe messo mano a nuove norme anti-evasione nel settore dei giochi, studiando una serie di misure per una proficua lotta contro il gioco illegale.
Obiettivo primario il settore delle scommesse e i giochi con apparecchi di intrattenimento (slot machine). Per tentare di recuperare cifre in nero a nove zeri.
Le nuove norme anti-evasione nel settore dei giochi potrebbero rientrare nella manovra triennale fino a 3,5 miliardi di euro, secondo le indiscrezioni anche se “ancora non sarebbe stato deciso quali misure, delle diverse messe a punto, inserire nel decreto legge manovra”.
Stop all’introduzione di nuovi giochi o lotterie per fare cassa, i dati diffusi dal ministero dell’Economia, hanno evidenziato che su 100.000 apparecchi da gioco controllati nel 2010 in tutta Italia, quelli irregolari sono stati 12.700, pari al 13% del totale.
In alcune province del Sud il tasso di irregolarità sarebbe del 40%, confermando la pesante denuncia espressa dal procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso:"Le inchieste condotte in molte procure distrettuali antimafia ci consentono di affermare che la criminalità organizzata sta acquisendo quote sostanziose del mercato del gioco, i cui introiti, anche quelli legali, sono in crescita. Questa sta diventando la nuova frontiera delle mafie".

La privacy questa sconosciuta. Tutto si nasconde dietro il velo di un termine anglosassone che dovrebbe proteggere la riservatezza dei cittadini, ma quando costoro acquistano cariche pubbliche come bisogna comportarsi?
Le telefonate pubblicitarie indesiderate; Internet e le nuove tecnologie cloud computing; i sistemi di videosorveglianza; il fenomeno sempre più esteso dei social network; la trasparenza on line della Pubblica amministrazione; il servizio di Google Street View; i nuovi servizi in farmacia. E ancora: il delicato settore della sanità; il corretto rapporto tra diritto di cronaca e dignità delle persone; la protezione dei dati giudiziari; la tutela dei minori; la ricerca scientifica e farmacologica; le esigenze di semplificazione per le imprese
La relazione del Garante
Il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, nel presentare alla Camera dei Deputati la relazione 2010 ha valorizzato il ruolo della Rete informatica e delle nuove tecnologie legate al web, definendole rispettose della "democrazia" e "strumento fondamentale per promuovere la libertà, lo spazio politico dove si combatte la lotta tra democrazia e repressione".
Qualche dubbio, invece, è stato indirizzato in merito alla crescita "delle nuove tecnologie, che non può e non deve essere fermata né ostacolata, ma deve essere regolata a garanzia di tutti", per non correre il rischio, ormai diffuso con l'uso degli smartphone, di essere "quasi sempre inconsapevolmente un Pollicino" facilmente rintracciabile.
Nella sua relazione il Garante ha affrontato anche il tema della protezione dei dati personali e del diritto alla riservatezza nell'era del web 2.0. Secondo Pizzetti, non bisogna mettere "bavagli", seppur in alcuni casi dettati da "ragioni di sicurezza", nonostante il pericolo di un "controllo oppressivo e repressivo che può limitare la libertà dei cittadini e vanificare la grande risorsa positiva della rete come comunicazione globale". In primo luogo "è necessario proteggere gli utenti dall'uso di una Rete senza regole, esposta a tecnologie ogni giorno più invasive e a rischi potenzialmente devastanti".
Il Garante per il trattamento dei dati personali ha ribadito quanto sia "necessaria una informativa di rischio analoga a quelle sull'uso dei farmaci o sui pericoli dell'eccessiva velocità".
Gli interventi più rilevanti
Gli interventi più rilevanti hanno riguardato molteplici e delicati ambiti:
· sanità (Fascicolo sanitario elettronico, referti medici via mail, prenotazione e ritiro analisi in farmacia, ricerca scientifica e farmacologica, progetto di sorveglianza epidemiologia sui militari in Bosnia, raccolta di dati sull' Hiv negli studi medici, riservatezza nelle strutture sanitarie, tenuta delle cartelle cliniche);
· pubblica amministrazione (diffusione di dati su immobili di proprietà di enti pubblici, trasparenza degli emolumenti pubblici, pubblicazione e diffusione dei dati personali on line, banca dati sulla pedofilia, registri delle persone senza fissa dimora, misure di sicurezza per l'Anagrafe tributaria, interconnessione e sicurezza delle banche dati);
· marketing (telefonate indesiderate e "Registro delle opposizioni", spam, fax e mail indesiderate);
· telecomunicazioni (smartphone e tablet, conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico a fini di giustizia, "ricerca inversa", misure di sicurezza, "profilazione" dei clienti);
· giornalismo e informazione (cronache giudiziarie, tutela dei minori e delle vittime di violenza, dati sullo stato di salute e sulla vita sessuale, adozioni, foto di persone arrestate, archivi storici on line);
· lavoro (sistemi di rilevazione biometrica, localizzazione dei dipendenti, navigazione in Internet e controllo dei lavoratori, sistemi di videosorveglianza);
· giustizia e polizia (mediazione civile; processo civile telematico, misure di sicurezza per gli uffici giudiziari, Nuovo sistema informativo della giustizia amministrativa, Ced del Dipartimento di P.s., dati dei passeggeri aerei, misure di sicurezza per l'Archivio Schengen);
· Internet (motori di ricerca, Google Street View, Google Buzz, Facebook e social network, illegittima conservazione dei dati sulla navigazione in rete, forum e blog, semplificazioni per piccoli Internet provider, profilazione on line);
· nuove tecnologie (geolocalizzazione, tecnologie a radiofrequenza - Rfid);
· scuola e università (graduatorie scolastiche, anagrafe nazionale degli studenti, uso di telecamere, pubblicità scrutini e voti scolastici, preiscrizioni universitarie);
· società (tessera del tifoso, agenzie matrimoniali, ski pass, condominio);
· impresa (trasferimento di dati all'estero, previdenza, agenzie di rating e controlli sui conflitti di interesse, semplificazione degli adempimenti, informazioni commerciali);
· banche, finanziarie e assicurazioni (accesso ai dati dei clienti delle banche, misure di protezione, sistemi di informazioni creditizie, accesso ai dati sul credito al consumo da parte di finanziatori Ue)
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Il vizio del gioco offusca la mente e crea dipendenza al punto tale da far ripetere nel giro di pochi giorni gesti inconsulti come quello di lasciare ancora in auto i propri figli per “affogare” nella fobia da videopoker.
L’associazione di consumatori “Primo Consumo” torna a ribadire la drammatica escalation del fenomeno, chiedendo una continua e capillare informazione per far conoscere, prevenire, affrontare e curare la dipendenza patologica da gioco.
Proprio la mancanza di prevenzione del fenomeno ha spinto Primoconsumo a ideare il progetto: “Game Over – La dipendenza dal gioco non è un gioco”
Il progetto Game Over vede l’istituzione di un numero verde 800 974230 grazie al quale degli psicoterapeuti (laureati ed iscritti agli appositi albi professionali) saranno a disposizione dei giocatori e dei loro familiari per informarli, assisterli, guidarli.
“Guardare alla prevenzione, sottolinea il presidente di Primo Consumo, avv. Marco Polizzi, con grande attenzione, a differenza di quanto non fanno molti operatori del settore dei giochi, tenuti a farlo anche per la legge di stabilità, che si rendono colpevoli di omissioni di azioni preventive.
Primo Consumo convinta del forte interesse di tutti i concessionari del settore e dei Monopoli di Stato, intende mettere a loro disposizione questo strumento concreto di rilevante importanza sociale, di monitoraggio e prevenzione del fenomeno ludopatico”.

Anno Zero si, Anno Zero no, questo il dilemma che da oggi dovranno considerare i vertici della Rai dopo l’ultima puntata stagionale della trasmissione ideata e condotta da Michele Santoro.
I risultati relativi al gradimento dei telespettatori italiani non lascerebbero alcun dubbio sul futuro in Rai della trasmissione, sostenuti anche dalla chiara disponibilità, a costo zero, espressa dallo stesso giornalista, dopo le ben note vicende giudiziarie.
Per il presidente dell’associazione “Primo Consumo”, avv. Marco Polizzi: “Santoro, dopo aver conciliato la causa civile che lo vedeva contrapposto all’azienda sciogliendo consensualmente il suo rapporto di lavoro in Rai, ieri in trasmissione si è offerto e reso disponibile a proseguire Anno Zero dietro compenso di 1 Euro a puntata e ciò è possibile non avendo Santoro ad oggi firmato il contratto per un suo programma con nessun altro editore.
Considerando che per l’anno in corso la raccolta pubblicitaria con Anno Zero è stata di circa 15 milioni di euro e gli ascolti record, la Rai deve accettare senza indugio la proposta di Santoro.
Non facendolo il presidente Paolo Garimberti ed il Consiglio di amministrazione della Rai dovranno risarcire il danno all’erario ed il danno ai cittadini telespettatori.
L’associazione “PrimoConsumo” vigilerà ed in difetto di prosecuzione del rapporto tra Santoro e Rai promuoverà una Class Action contro la Rai”.

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