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Quanto ritenete importante introdurre l’obbligo di indicare con chiarezza sull’etichetta la provenienza del prodotto che acquistate?

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07/09/2010 @ 15.44.45
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Scritto da Giuseppe Lai, biologo nutrizionista, consulente Primo Consumo

E’ di qualche giorno fa una proposta della Commissione Europea che prevede di indicare nell’etichetta dei prodotti alimentari il cosiddetto “miglior profilo nutrizionale”, in base al quale vengono fissate le quantità di alcuni nutrienti per ogni 100 grammi di prodotto. Il provvedimento propone, in particolare, il limite massimo di 10 g. per gli zuccheri, 4 g. per i grassi saturi e 2 mg di sale e tutti i prodotti che superano tali quantità non possono essere oggetto di messaggi promozionali o salutistici.

La proposta ha scatenato la reazione dell’azienda Ferrero che, nella persona del suo vicepresidente Francesco Paolo Fulci, ha dichiarato che questo voto dell’UE, se confermato, potrebbe mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari, che non rispettano tali limiti. La stessa nutella, secondo Fulci, porterebbe in etichetta l’indicazione “favorisce l’obesità” o verrebbe magari tassata, come previsto in Romania.

Un provvedimento che pretende di stabilire, per pochi nutrienti, un profilo nutrizionale valido per tutti gli alimenti è privo di qualsiasi validità scientifica, perché farebbe una selezione tra alimenti buoni e cattivi che non ha alcun fondamento e pertanto risulterebbe diseducativo per la popolazione. Il vero problema di questi nutrienti, come del resto chiaramente indicato nelle linee guida per una sana alimentazione italiana, sono le dosi: per zuccheri, dolci, sale, le indicazioni già esistono e i consigli sono quelli di moderare le quantità, ma sempre nell’ambito di un’alimentazione varia ed equilibrata. Il punto fondamentale non è tanto fissare per legge i limiti di qualche nutriente, ma piuttosto dare al consumatore una informazione nutrizionale chiara e completa nelle etichette ed educare il consumatore stesso alle regole del mangiar sano.

Per tornare al caso specifico della nutella le “giuste quantità” rientrerebbero nella porzione tra i 20 e i 30 grammi, messa in commercio dalla stessa azienda Ferrero.

Una ricaduta negativa del provvedimento, qualora approvato in via definitiva dall’UE, sarebbe quella di mortificare numerosi prodotti della nostra migliore tradizione gastronomica, che non sarebbe più possibile pubblicizzare con dichiarazioni sulla salute o sulle sostanze nutritive. Pensiamo ad esempio al Parmigiano o al Pecorino, prodotti che hanno ottenuto da tempo il marchio di qualità: su di essi verrebbe applicato il bollino rosso perché ricchi di grassi, dimenticando che forniscono un apporto di calcio importantissimo per la mostra alimentazione. Al contrario avrebbero il bollino verde le bibite light, delle quali si può fare tranquillamente a meno.

 

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Il caso della “mozzarella blu”, alla ribalta della cronaca degli ultimi giorni, rende sempre attuale il problema dell’origine dei nostri prodotti alimentari.
Il biologo, Giuseppe Lai, esperto nutrizionista e responsabile settore alimentare dell’associazione PrimoConsumo, spiega: “Che il colore anomalo del formaggio sia dovuto all’aggiunta intenzionale di una sostanza in grado di svelare la polvere di latte, di probabile origine tedesca, con cui è stata fabbricata la mozzarella o che sia legato ad altri interventi sul prodotto, il problema di fondo non cambia: manca ad oggi nel nostro Paese una etichettatura chiara e completa di tutti i prodotti alimentari che garantisca i consumatori sulla tracciabilità, cioè sull’origine e sul percorso che i nostri prodotti hanno seguito dal “campo” alla “tavola”.
Il caso “mozzarella blu” è dunque l’ennesimo di una lunga serie che la cronaca riporta alla nostra attenzione ormai da diversi anni, su cui peraltro incide più di un fattore.
Spiega ancora il dott. Lai: “Vi è sicuramente un problema di filiera: troppi i passaggi dei nostri prodotti dalla materia prima alle nostre tavole, tanti gli intermediari che, nel caso dei prodotti importati, rendono molto lunga la strada percorsa. E questo aumenta le possibilità di intervenire illegalmente sui prodotti con frodi, sofisticazioni, falsificazioni del “made in Italy” e in tutto questo è sempre il consumatore finale a farne le spese.
Una possibile soluzione può essere offerta dalla cosiddetta “filiera corta”: si riducono i passaggi di mano dal produttore al consumatore, il prodotto arriva prima sulle nostre tavole e siamo più sicuri della sua origine. Attraverso il dialogo diretto con i produttori possiamo avere tutte le informazioni su ciò che intendiamo acquistare. Recandoci in un Farmer Market in città o associandoci in Gruppi di Acquisto, noi consumatori oltre all’origine, possiamo saperne di più sulle caratteristiche dei prodotti, sulla loro qualità e genuinità, diventando consumatori più informati e più consapevoli dei nostri acquisti”.
Secondo il biologo di PrimoConsumo: “Anche il Legislatore deve fare la sua parte. Un segnale incoraggiante viene dal Parlamento Europeo, che ha votato a favore dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza per una lunga serie di prodotti alimentari. In Italia il Senato ha approvato il disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria di origine degli alimenti e si attende ora il si definitivo della Camera dove il provvedimento è all’esame della Commissione Agricoltura”.
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