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Titolo
Quanto ritenete importante introdurre l’obbligo di indicare con chiarezza sull’etichetta la provenienza del prodotto che acquistate?

 Molto
 Poco
 Indifferente



06/09/2010 @ 2.46.13
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

“Anche la prostituzione controllata e garantita protegge i consumatori”, dichiara l’avv. Marco Polizzi, presidente dell’associazione PrimoConsumo. “Questo paese ha già legalizzato il gioco d’azzardo in continuità bipartisan fra centrosinistra e centrodestra, dimostrando con dati che il gioco d’azzardo gode di un maggior controllo con le regole dello Stato ed anche le distorsioni possono essere corrette a beneficio dei consumatori che maggiormente hanno bisogno di tutele, non di divieti assurdi”. “Il mestiere più antico della storia incute ancora paura e si preferisce lasciarlo nelle mani delle organizzazioni malavitose nascondendosi dietro alla cecità di una realtà da sempre alla luce del sole, e non solo dei falò”, spiega ancora Polizzi, lasciando realtà come droga e prostituzione nell’illegalità si contribuisce ad incrementare le casse della criminalità organizzata, favorendone, paradossalmente, la dipendenza e la schiavitù”. Il presidente di PrimoConsumo sottolinea come la legalizzazione del settore “limiterebbe anche il lavoro da parte delle forze di polizia e della magistratura che potrebbero concentrarsi con maggiore efficacia nel contrasto allo sfruttamento della prostituzione minorile ed altre tipologie di crimine. Inoltre, con la regolamentazione, oltre a dover pagare le tasse, si potrebbe contare sul diritto all’assistenza sanitaria e previdenziale”. Lavorare per rendere l’Italia un paese europeo degno di un occidente avanzato pare proprio interessi a pochi, l’ennesimo esempio di ipocrisia imperante lo offre il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, la quale, in risposta all’emendamento alla finanziaria per legalizzare e tassare la prostituzione proposto dal senatore pidiellino, Lucio Malan, non ha trovato di meglio che dichiarare: “lo Stato non può sostituirsi allo sfruttatore e lucrare sui loschi traffici delle organizzazioni criminali”. “Credere chele prostitute sarebbero le prime a voler pagare le tasse, e quindi usufruire di contributi e prestazioni sanitarie, non dovrebbe apparire così utopistico ai governanti, falsi perbenisti”. Invece secondole illuminate parole del ministro Carfagna la legalizzazione della prostituzione riguarda la tratta, e non le donne che lo fanno per libera scelta. “Di certo si dovrebbe affrontare il problema della libera scelta ma abbandonandole a se stesse non si risolve il problema neanche delle escort che alla stessa categoria appartengono e con cui il Governo ha già preso confidenza”, dichiara il Presidente di Primo Consumo. “Magari se il mondo politico iniziasse a coinvolgere anche le categorie sociali interessate per capire le reali problematiche, uscendo dai palazzi e dalle auto blindate, per immergersi nella quotidianità di chi vive sulla propria pelle le infinite difficoltà di sbarcare il lunario senza poter contare sui facili e lauti guadagni offerti loro, allora si potrebbe iniziare un nuovo percorso verso un futuro leggermente migliore”. L’emendamento alla finanziaria del senatore filogovernativo, Lucio Malan si affianca alla proposta di legge della senatrice radicale Donatella Poretti, finalizzato a legalizzare e soprattutto regolarizzare in termini economici l'attività meretricia, che potrà essere svolta in forma autonoma, dipendente o associata, mirando a un gettito fiscale di un miliardo e mezzo di euro l’anno per un giro d`affari di 7 miliardi. Dai calcoli, approssimati per difetto, proposti ancora dalla Poretti si evidenziano numeri da brivido, 70mila prostitute presenti nel nostro Paese (50% straniere, 20% minorenni) per 9 milioni di clienti, costo medio per prestazione 30 euro, un giro d'affari di 90 milioni di euro al mese, oltre un miliardo l'anno. Levando a questo miliardo minorenni e straniere irregolari si arriverebbe alla cifra di 300 milioni di euro annui per un totale di aliquota al 26% di 80 milioni annui.

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Un’infinita odissea per riuscire ad acquistare dei biglietti aerei con la nostra compagnia di bandiera, la nuova Alitalia, dalla facciata ripulita ma dalle complicazioni burocratiche sempre infinite.
Il tortuosissimo percorso si è frapposto al desiderio di un consumatore che da buon cittadino italiano ha osato favorire la compagnia aerea nazionale, accordandole una preferenza patriottica rivelatasi autolesionista. Infinite complicazioni, incomprensioni, attese, informazioni inesatte, personale poco qualificato, il tutto raccontato con dovizie di particolari in una lettera di reclamo inviata all’ufficio relazioni con la clientela dell’Alitalia. La casualità ha selezionato un consumatore più cosciente di altri dei propri diritti, il presidente dell’associazione “PrimoConsumo” che ha, doverosamente, portato a conoscenza, della fastidiosa esperienza, i cittadini-consumatori iscritti all’associazione pubblicando il reclamo sul sito web www.primoconsumo.it, nella sezione Primo Reclamo.
La denuncia di una gravissima carenza organizzativa del settore biglietteria aerea, incapace di emettere dei semplicissimi biglietti acquistati al desk, con aggravio di spesa, e non online, per “eccesso di zelo” di due genitori nei confronti del proprio figlio.
Storie di ordinaria disorganizzazione in un Paese che rende complicata qualsiasi procedura, anche la più semplice, che recluta il personale per “segnalazione” e non per preparazione, che continua a rinviare a domani quel che si sarebbe dovuto fare ieri. Che poco ascolta e sostiene il lavoro profuso dalle molte associazioni di consumatori sparse lungo la penisola. Sempre e solo tante chiacchiere ma pochi fatti.
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L’associazione interattiva cittadini e consumatori “PrimoConsumo” esprime piena soddisfazione e adesione per il pronunciamento della Cassazione in merito all’annoso problema legato alla decurtazione dei punti patente al proprietario del veicolo in mancanza di identificazione del conducente al momento della trasgressione, evidenziando come circa il 75% dei ricorsi che comportavano tale decurtazione dei punti sono stati impugnati da PrimoConsumo su una motivazione del tutto analoga. I Supremi giudici hanno, infatti, sentenziato  che “senza l’identificazione del conducente autore della trasgressione e in mancanza della successiva comunicazione dei dati personali e di abilitazione alla guida, entro 30 giorni dalla notifica, da parte del proprietario del veicolo, cui il verbale di accertamento della violazione è stato notificato, non vanno decurtati i punti della patente allo stesso proprietario, ma  si applica soltanto l'ulteriore sanzione pecuniaria prevista dall'art 180 del codice della strada”. Dopo lunga attesa arriva lapronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza n.16276, che modifica la sentenza per “evidente errore” del giudice di pace per non aver tenuto conto della pronuncia della Consulta del 2005, «verosimilmente non essendo ancora a conoscenza del giudicato costituzionale, pubblicato pochi giorni prima della decisione».

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La recente sentenza n.252/10 della Commissione Tributaria Provinciale di Catania ci fornisce ancora una volta l´occasione per riflettere sulle difficoltà che il contribuente incontra quotidianamente nel dedalo delle norme tributarie.

La sentenza riguarda i termini entro cui l´Amministrazione finanziaria puo´ far valere il suo diritto di riscossione delle imposte nei confronti del contribuente.
Difatti, tra termine per l´attività di liquidazione, termine per l´iscrizione a ruolo, termine di consegna del ruolo al concessionario della riscossione e termine di notifica della cartella di pagamento al debitore, il contribuente ha senza dubbio un bel daffare per comprendere se la richiesta che gli perviene sia o meno a norma di legge.
Le varie modifiche normative intervenute nel tempo e l´intreccio delle attività dell´Amministrazione finanziaria con quelle del concessionario per la riscossione, non ha reso la vita semplice nemmeno alla Corte Costituzionale che nel 2005 è dovuta intervenire dichiarando l’incostituzionalità dell´art. 25 del DPR 602/1973 nella parte in cui non prevedeva dei termini certi per la notifica delle cartelle di pagamento, confermando così quanto già detto più volte dalla Corte di Cassazione in merito all´impossibilità di lasciare esposto il contribuente, senza limiti temporali, all´azione esecutiva del Fisco.
Da qui un vuoto normativo a cui ha fatto seguito il D.l. 106 del 2005, convertito con L. 156/2005, che ha portato alla fissazione di termini decadenziali chiari, distinti in base alla tipologia di controllo che l´Amministrazione può svolgere, ovvero liquidizione automatica, controllo formale e accertamento.
Dunque, dopo svariate versioni di questa e di altre norme (disposizioni transitorie, rinvii, rimandi, termini definiti semplicemente esortativi, ordinatori o di mero valore interno all´amministrazione), grazie soprattutto al ruolo svolto dai giudici tributari di tutti i livelli, si è giunti ad una definizione di termini certi entro cui la pretesa fiscale può essere fatta valere dal Fisco, a pena di decadenza.
Resta il dubbio del perchè, se tutto era così chiaro già dal 2005, la Commissione Tributaria Provinciale di Catania si è trovata oggi a dover dichiarare illegittima l´iscrizione a ruolo avvenuta nel 2008 per imposte del 1997, con buona pace dei principi della chiarezza degli atti amministrativi e della collaborazione tra Amministrazione finanziaria e il contribuente!

Avv. Ivana Quarta, consulente tributario associazione PrimoConsumo

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Il destino della mozzarella sembra quello di continuare a riempire le pagine di cronaca dei quotidiani, almeno per il periodo estivo. Tornata prepotentemente alla ribalta con il caso delle “mozzarelle blu”, di questo prodotto nostrano si continua a parlare, ma non per le sue qualità di formaggio leggero che spinge i nutrizionisti italiani ad inserirla tra i prodotti consigliati per una sana alimentazione, quanto piuttosto per quella caratteristica tecnologica che si chiama “filatura”. Il dott. Giuseppe Lai, biologo-nutrizionista, consulente dell’associazione “PrimoConsumo”, offre una spiegazione del “mistero”: “La mozzarella è, infatti, un formaggio a pasta filata ma pare che, secondo quanto denunciato da molti consumatori, specie nel Meridione, questa fondamentale proprietà sia andata perduta. Una spiegazione?  Al posto del latte, la materia prima naturale, per fabbricare il prodotto viene usata della cagliata congelata proveniente dall’estero, in particolare Est Europa, che, opportunamente lavorata, assume la forma di una mozzarella. Ma la superficie, spugnosa nel prodotto genuino, diventa liscia e compatta nella “pseudo mozzarella” che oltretutto…. non fila! Insomma, l’ennesima beffa al “made in Italy”. La soluzione? Attribuire, per legge, la denominazione di “mozzarella” esclusivamente al prodotto ottenuto dal latte, con la sola aggiunta del caglio necessario per realizzare il prodotto stesso. Ma anche introdurre, finalmente, l’obbligo di indicare con chiarezza sull’etichetta la provenienza del prodotto e dare qualche certezza in più a tutti noi consumatori.”

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Come da consuetudine, del dopo esami di maturità, si ripropone, per la moltitudine di neo diplomati, l’annoso dilemma amletico della scelta dell'Università. Una scelta da ponderare e maturare, secondo logica, anche, e, soprattutto, in base ai dati reali sulle possibilità occupazionali e reddituali del titolo di studio sul quale si investiranno preziosi anni di sacrifici intellettivi ed economici. Statistiche che dovrebbero essere fornite alle famiglie non in modo tale da creare vere e proprie illusioni occupazionali.

Un grido di allarme in favore dei giovani viene lanciato, nel deserto dell’indifferenza mediatica, dal segretario nazionale del sindacato veterinari liberi professionisti (Sivelp), dott. Angelo Troi, con il richiamo all’opinione pubblica ed, in particolare, alle associazioni di consumatori come Primo Consumo, per allertare i neo diplomati e le loro famiglie sul drammatico momento occupazionale vissuto dal nostro Paese.  Primo Consumo ne raccoglie l’appello e intende farsi interprete di questa esigenza, sicuramente sentita in vari ambiti, per evitare che la formazione di milioni di giovani venga tradita nelle aspettative, risultando un fallimento occupazionale.

In merito al settore veterinario, il dott. Troi evidenzia che “il numero di medici veterinari in Italia è eccessivo, sicuramente pochissimi saranno assorbiti da una Sanità Pubblica sempre più in difficoltà. Abbiamo il 40% dei professionisti in questa materia laureati negli ultimi dieci anni, ed una drammatica situazione di precariato; si aggiunga a questo che la facoltà di Medicina Veterinaria è una delle più costose per lo Stato. Quindi la disoccupazione di un laureato rappresenta un danno doppio, per l'individuo e per la collettività.  Sollecitati da una quantità di situazioni segnalateci, chiediamo, come sindacato di categoria, che le famiglie possano disporre di informazioni oggettive ed indipendenti da quelle dell'Università, per garantire correttezza dei dati.

Il settore veterinario è solo la punta di un iceberg che propone un panorama spettrale secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat dai quali si riscontrano sempre più disoccupati tra i giovani italiani. L'Istituto nazionale di statistica certifica che per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione a maggio 2010 si conferma stabile all'8,7%, restando però sui valori più elevati dall'inizio del 2004. Aggiungendo che rispetto a maggio dell'anno scorso il tasso aumenta di 1,2 punti percentuali. Il numero di persone in cerca di occupazione diminuisce di un irrisorio 0,1% rispetto ad aprile, ma cresce del 15,5% nel confronto con maggio di un anno fa: in totale 2,173 milioni. Dati fortemente negativi per i giovani. A maggio di quest’anno il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,2%, con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad aprile e di 4,7 punti su base annua; è il dato peggiore dal 2004.

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