E’stata pubblicata oggi la decisione con la quale l’Antitrust, nella riunione del 7 ottobre scorso, ha sanzionato l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Bolzano per aver ostacolato la concorrenza tra i liberi professionisti. La vicenda ha radici nel 2005 quando l’Associazione Centro Tutela dei Consumatori di Bolzano (CTCU) avviava l’operazione "Prezzi Trasparenza Online" pubblicando sul proprio portale web i prezzi per le singole prestazioni di molti medici di Bolzano e provincia; su invito dell’Ordine poi, gli aderenti avevano ritrattato la disponibilità alla pubblicazione. Nel 2008 l’iniziativa ripartiva e i medici aderenti si vedevano recapitare a casa una missiva dell’Ordine «con finalità esclusivamente intimidatorie» in cui erano invitati a retrocedere dall’iniziativa per evitare gravi sanzioni disciplinari per infrazione del codice deontologico. Giudicando tale lettera «molto grave», l’Antitrust ha ora deliberato: - "che l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Bolzano assuma misure atte a porre termine all’illecito riscontrato e che, entro novanta giorni dalla notifica del presente provvedimento, dia comunicazione all’Autorità delle misure a tal fine adottate." - "Che, in ragione della gravità e della durata dell’infrazione, venga applicata all’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Bolzano la sanzione amministrativa pecuniaria nella misura di € 5.000 (cinquemila euro)" e ha diffidato "l’Ordine dal porre in essere in futuro intese analoghe". L’avv. Marco Polizzi, presidente di PrimoConsumo afferma: "Il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è di importanza fondamentale perché per la prima volta viene stabilito il diritto dei consumatori di poter conoscere e raffrontare i prezzi e le tariffe praticati da diversi professionisti iscritti ad albi. L’Antitrust dimostra seriamente di voler superare gli steccati corporativi della nostra società, ancora formata da camere stagne non ricettive dei cambiamenti. Gli ordini professionali non devono fungere da sbarramento alla legittima concorrenza che abbassa i prezzi ma devono impegnarsi invece a garantire più la qualità dei servizi e la deontologia offerti dai professionisti iscritti."
E’ possibile produrre farmaci a costo più basso ma con
uguale qualità ed efficacia.
Lo ha reso evidente Vincenzo Tassinari, presidente del
Consiglio di Coop Italia, portando sul mercato farmaci a
marchio Coop e dimostrando che è possibile abbassare il
prezzo dei farmaci di più della metà, intervenendo sulla
filiera e mantenendo, comunque, un margine di profitto.
Questo è solo un esempio di come la liberalizzazione abbia
contribuito ad introdurre la competizione nel settore
farmaceutico, prima assente. Che ne pensate?
La ASL a volte chiede all’utente il libretto delle esenzioni dal ticket nonostante il medico abbia annotato il codice di esenzione sulle ricette mediche; la domanda è: “perché il cittadino deve produrre una certificazione allo stesso ente che la rilascia?”. Inoltre, non potrebbero inserire all’interno della tessera sanitaria europea (già dotata di striscia magnetica per la lettura) il quadro clinico di riferimento dell’assistito, utile in caso di emergenze? (gruppo sanguigno, eventuali patologie gravi, utilizzo di farmaci particolari, intolleranze, allergie, esenzioni…). Efficienza e risparmio assieme!

La malasanità italiana costa alle imprese del settore,pubbliche e private,la fantasmagorica cifra di 500 milioni di euro per le assicurazioni contro le cause intentate per il risarcimento dei danni.
Pare che , finalmente, il governo Italiano, (con circa 30 -40 anni di ritardo rispetto ad altre nazioni come ad esempio gli stati uniti e la gran bretagna )stia per presentare una nuova normativa sulla gestione del cosiddetto "rischio clinico".
Tale produzone legislativa servirà ad individuare le responsabilità e distingure tra danni in sede civile e responsabilità di carattere penale in capo a chi "sbaglia." ( anche se quando si guarda a vicende come la clinica degli orrori che ha riempito le pagine dei giornali in queste ultime settimane, di sbaglio direi che non si possa propiro parlare, pur lasciando ogni ulteriore accertamento della verità dei fatti alla magistratura...)
L'Ania, l'associazione assicurativa che raggruppa il 91% delle compagnie, denuncia che in 10 anni il totale dei risarcimenti è raddoppiato, passando da 17 mila denuncie coperte da 35 milioni di euro di premi nel 1995 a 28.500 vertenze per 381 milioni di premi nel 2005. Ovvio a questo punto spigare che a rimetterci sono sempre i consumatori, gli utenti, i malati insomma che si sono visti raddoppiare i costi delle assicurazioni sanitarie,ma anche i professionisti non se la sono cavata meglio
Gli interventi mal riusciti e quindi i settori più a rischio, vedono in testa alla deprimente classifica gli ortopedici con il 18,7% delle denunce, gli oncologi con il 12.1% chirurgia 9.5% e ginecologia e ostetricia con il 6.9%.
Quali sono i costi?Per il solo primo grado di giudizio in sede civile circa 10.000 euro di spese.
Per non parlare del fatto che nell'Italietta delle banane i reati si prescrivono prima che il giudice emetta una sentenza.
Morale: in un paese senza giustizia non ci può essere nemmeno la tutela del diritto sacrosanto alla salute....

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