
“Anche la prostituzione controllata e garantita protegge i consumatori”, dichiara l’avv. Marco Polizzi, presidente dell’associazione PrimoConsumo. “Questo paese ha già legalizzato il gioco d’azzardo in continuità bipartisan fra centrosinistra e centrodestra, dimostrando con dati che il gioco d’azzardo gode di un maggior controllo con le regole dello Stato ed anche le distorsioni possono essere corrette a beneficio dei consumatori che maggiormente hanno bisogno di tutele, non di divieti assurdi”. “Il mestiere più antico della storia incute ancora paura e si preferisce lasciarlo nelle mani delle organizzazioni malavitose nascondendosi dietro alla cecità di una realtà da sempre alla luce del sole, e non solo dei falò”, spiega ancora Polizzi, lasciando realtà come droga e prostituzione nell’illegalità si contribuisce ad incrementare le casse della criminalità organizzata, favorendone, paradossalmente, la dipendenza e la schiavitù”. Il presidente di PrimoConsumo sottolinea come la legalizzazione del settore “limiterebbe anche il lavoro da parte delle forze di polizia e della magistratura che potrebbero concentrarsi con maggiore efficacia nel contrasto allo sfruttamento della prostituzione minorile ed altre tipologie di crimine. Inoltre, con la regolamentazione, oltre a dover pagare le tasse, si potrebbe contare sul diritto all’assistenza sanitaria e previdenziale”. Lavorare per rendere l’Italia un paese europeo degno di un occidente avanzato pare proprio interessi a pochi, l’ennesimo esempio di ipocrisia imperante lo offre il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, la quale, in risposta all’emendamento alla finanziaria per legalizzare e tassare la prostituzione proposto dal senatore pidiellino, Lucio Malan, non ha trovato di meglio che dichiarare: “lo Stato non può sostituirsi allo sfruttatore e lucrare sui loschi traffici delle organizzazioni criminali”. “Credere chele prostitute sarebbero le prime a voler pagare le tasse, e quindi usufruire di contributi e prestazioni sanitarie, non dovrebbe apparire così utopistico ai governanti, falsi perbenisti”. Invece secondole illuminate parole del ministro Carfagna la legalizzazione della prostituzione riguarda la tratta, e non le donne che lo fanno per libera scelta. “Di certo si dovrebbe affrontare il problema della libera scelta ma abbandonandole a se stesse non si risolve il problema neanche delle escort che alla stessa categoria appartengono e con cui il Governo ha già preso confidenza”, dichiara il Presidente di Primo Consumo. “Magari se il mondo politico iniziasse a coinvolgere anche le categorie sociali interessate per capire le reali problematiche, uscendo dai palazzi e dalle auto blindate, per immergersi nella quotidianità di chi vive sulla propria pelle le infinite difficoltà di sbarcare il lunario senza poter contare sui facili e lauti guadagni offerti loro, allora si potrebbe iniziare un nuovo percorso verso un futuro leggermente migliore”. L’emendamento alla finanziaria del senatore filogovernativo, Lucio Malan si affianca alla proposta di legge della senatrice radicale Donatella Poretti, finalizzato a legalizzare e soprattutto regolarizzare in termini economici l'attività meretricia, che potrà essere svolta in forma autonoma, dipendente o associata, mirando a un gettito fiscale di un miliardo e mezzo di euro l’anno per un giro d`affari di 7 miliardi. Dai calcoli, approssimati per difetto, proposti ancora dalla Poretti si evidenziano numeri da brivido, 70mila prostitute presenti nel nostro Paese (50% straniere, 20% minorenni) per 9 milioni di clienti, costo medio per prestazione 30 euro, un giro d'affari di 90 milioni di euro al mese, oltre un miliardo l'anno. Levando a questo miliardo minorenni e straniere irregolari si arriverebbe alla cifra di 300 milioni di euro annui per un totale di aliquota al 26% di 80 milioni annui.
Come da consuetudine, del dopo esami di maturità, si ripropone, per la moltitudine di neo diplomati, l’annoso dilemma amletico della scelta dell'Università. Una scelta da ponderare e maturare, secondo logica, anche, e, soprattutto, in base ai dati reali sulle possibilità occupazionali e reddituali del titolo di studio sul quale si investiranno preziosi anni di sacrifici intellettivi ed economici. Statistiche che dovrebbero essere fornite alle famiglie non in modo tale da creare vere e proprie illusioni occupazionali.
Un grido di allarme in favore dei giovani viene lanciato, nel deserto dell’indifferenza mediatica, dal segretario nazionale del sindacato veterinari liberi professionisti (Sivelp), dott. Angelo Troi, con il richiamo all’opinione pubblica ed, in particolare, alle associazioni di consumatori come Primo Consumo, per allertare i neo diplomati e le loro famiglie sul drammatico momento occupazionale vissuto dal nostro Paese. Primo Consumo ne raccoglie l’appello e intende farsi interprete di questa esigenza, sicuramente sentita in vari ambiti, per evitare che la formazione di milioni di giovani venga tradita nelle aspettative, risultando un fallimento occupazionale.
In merito al settore veterinario, il dott. Troi evidenzia che “il numero di medici veterinari in Italia è eccessivo, sicuramente pochissimi saranno assorbiti da una Sanità Pubblica sempre più in difficoltà. Abbiamo il 40% dei professionisti in questa materia laureati negli ultimi dieci anni, ed una drammatica situazione di precariato; si aggiunga a questo che la facoltà di Medicina Veterinaria è una delle più costose per lo Stato. Quindi la disoccupazione di un laureato rappresenta un danno doppio, per l'individuo e per la collettività. Sollecitati da una quantità di situazioni segnalateci, chiediamo, come sindacato di categoria, che le famiglie possano disporre di informazioni oggettive ed indipendenti da quelle dell'Università, per garantire correttezza dei dati.
Il settore veterinario è solo la punta di un iceberg che propone un panorama spettrale secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat dai quali si riscontrano sempre più disoccupati tra i giovani italiani. L'Istituto nazionale di statistica certifica che per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione a maggio 2010 si conferma stabile all'8,7%, restando però sui valori più elevati dall'inizio del 2004. Aggiungendo che rispetto a maggio dell'anno scorso il tasso aumenta di 1,2 punti percentuali. Il numero di persone in cerca di occupazione diminuisce di un irrisorio 0,1% rispetto ad aprile, ma cresce del 15,5% nel confronto con maggio di un anno fa: in totale 2,173 milioni. Dati fortemente negativi per i giovani. A maggio di quest’anno il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,2%, con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad aprile e di 4,7 punti su base annua; è il dato peggiore dal 2004.
In merito al comunicato sul “concordato multe prorogato al 30 giugno, ancora dubbi e incongruenze su modalità di pagamento”, Equitalia Gerit, agente pubblico della riscossione, al fine di ristabilire una corretta informazione, ha voluto fare delle precisazioni che noi accogliamo e volentieri pubblichiamo nel segno di una precisa collaborazione. “Per prima cosa – si legge nel documento inviato dalle Relazioni esterne di Equitalia Gerit SpA - il documento inviato per l’adesione al concordato è una semplice comunicazione con la quale si informa il cittadino della possibilità di definire in via agevolata il pagamento di vecchie multe elevate fino al 31 dicembre 2004. Non è, quindi, una cartella di pagamento.
Rispetto al “caso emblematico” (pagamento agevolato per due sanzioni, una delle quali annullata con sentenza) denunciato dal presidente di Primo Consumo, non è corretto affermare che Equitalia non consente di pagare solo quella dovuta. Basterebbe leggere la comunicazione inviata per “scoprire” che: “Qualora Lei intenda aderire solo parzialmente alla definizione agevolata e quindi decida di pagare solo una o più sanzioni amministrative, ma non estinguere l'intero debito, il pagamento dovrà essere effettuato esclusivamente presso gli sportelli Equitalia Gerit Spa”.
La terza precisazione, infine, riguarda la possibilità di far valere i propri diritti in maniera più semplice. Lo scorso 6 maggio, Equitalia ha emanato una direttiva che permette ai cittadini che hanno un documento che comprovi che il debito richiesto non è dovuto di non doversi recare più dall’ente creditore, ma di presentare una autodichiarazione all’Agente della riscossione che sospenderà la riscossione e interverrà presso l’ente”.
Il “concordato” dei debiti derivanti da infrazioni al codice della strada accertate sino al 31.12.2004 sarà prolungato sino al prossimo 30 giugno, grazie anche alle pressanti sollecitazioni da parte delle associazioni dei consumatori. Una scelta quasi obbligata quella adottata dall’amministrazione capitolina dopo l’infinita serie di problematiche emerse nelle scorse settimane, denunciate da Primo Consumo, che hanno evidenziato come la “sanatoria” fosse stata attuata con troppa superficialità, tralasciando di chiarire evidenti contraddizioni.
Il presidente dell’associazione, avv. Marco Polizzi, evidenzia come “anche le informazioni fornite dal numero dedicato 060606 non sempre si sono rivelate utili a dissolvere i dubbi proposti dai contribuenti inondati da cartelle, spesso ripetitive o, peggio, richiedenti importi già pagati o non dovuti per sentenza divenute definitive del Giudice di Pace, o, ancora, per prescrizione. Caso emblematico quello occorso ai legali di Primo Consumo, che si sono trovati di fronte ad una cartella che proponeva il pagamento agevolato per due sanzioni; una delle quali, però, risultata annullata da sentenza.
Spiega ancora Polizzi: “Equitalia non ci consente di pagare quella dovuta in misura agevolata e sospendono, senza chiarire i tempi, l’intera agevolazione. Quando il termine scadrà e loro riattiveranno la cartella, il consumatore, che si è rivolto alla nostra associazione per l’assistenza legale, si vedrà piombare sulla testa un fermo amministrativo del veicolo per la sanzione che non hanno consentito di pagare in misura agevolata? Oppure Equitalia pretende che si paghi la sanzione annullata insieme a quella agevolata? In tal caso l’agevolazione sarebbe da ritenersi semplicemente una bufala autorizzata”
Confusione, molta confusione, come spesso accade nel nostro Paese quando si tenta di risolvere anni di arretrati, spesso difficilmente riscuotibili, con mini sanatorie già complicate dalla scelta stessa delle terminologie: “definizione agevolata”.
Dai dati forniti dal comune di Roma le proposte di pagamento inviate sono state 235 mila, le stime prevedono un ritorno di adesioni tra il 30 e il 35% pari a circa 70 mila contribuenti. Una percentuale che ha già portato nelle casse comunali circa 11 milioni di euro e che mira ad aumentare con la proroga fino ad almeno 15 milioni. Ossigeno per le asfittiche risorse economiche dell’ente locale capitolino che, vista sfumare l’Ici sulla prima casa, tenta una manovra diversiva con il concordato, minacciando di inasprire le sanzioni ed i metodi coattivi di riscossione, dopo il 30 giugno, contro gli irriducibili.
“
Le associazioni di consumatori, Primo Consumo tra queste, hanno lanciato dei forti segnali sulle nebulose modalità di pagamento, come la mancata attivazione della posta elettronica certificata per il servizio contravvenzioni, e sulla necessità di rendere più semplice far valere i propri diritti, quando supportati da documenti comprovanti la decaduta validità della richiesta, quali ad esempio sanzioni definite con sentenze passate in giudicato, in pratica pagamenti non dovuti. L’esperienze dirette, proprio di recenti sentenze passate in giudicato che hanno annullato le sanzioni, ottenute da Primo Consumo, possono testimoniare la situazione vigente. Molti cittadini utenti si rivolgono alla nostra associazione, conclude l’avv. Polizzi, dopo aver pagato una multa, seppur certi di non doverlo fare, per evitare complicazioni peggiori, e chiedono aiuto per recuperare la somma versata indebitamente, attraverso le procedure per chiedere giudizialmente il rimborso del denaro, questo percorso comporta ulteriori lungaggini burocratiche che contribuiscono a paralizzare la macchina amministrativa, quando sarebbe molto più semplice ed economico per tutti attivare meccanismi moderni come le reti telematiche per collegare tra loro i diversi uffici competenti in materia. Questa sarebbe una spesa davvero utile”.
Secondo l’avv. Polizzi: “Partendo dalla certezza evidenziata dai dati statistici rilevati nei Pronto Soccorso degli ospedali romani, secondo i quali la “vetturetta” è più sicura del ciclomotore per proteggere, con qualche garanzia maggiore, i nostri figli, si potrebbe iniziare con l’imporre per legge ai costruttori l’obbligo (anche in considerazione dell’alto prezzo pagato per l’acquisto) di sottoporre i veicoli al superamento dei crash test, come per tutte le altre auto, montando anche gli airbag e le barre anti intrusione.
L’associazione Primo Consumo ha attivato lo sportello Primo Incidente che permette agli associati, anche telefonando al numero verde 800974230, immediata consulenza grazie al supporto di professionisti del settore. Utili informazioni sul sito www.primoconsumo.it
Dall’ultimo censimento dell'Ania (associazione delle compagnie di assicurazione), i "tratti pericolosi" per il manto dissestato nel marzo 2010 sono
Dall’inchiesta emergono pesanti dubbi anche sulla manutenzione dell’asfalto cittadino, su spese, appalti e guadagni. Anche in questo caso – conclude il presidente di Primo Consumo - sarebbe opportuna una maggiore trasparenza per tentare di far comprendere anche ai cittadini, utenti della strada, come vengono amministrati i soldi pubblici e come mai non si riesca a garantire le condizioni minime di sicurezza nonostante il consistente investimento di cento milioni di euro l’anno”.
Dal 16 novembre Roma è ufficialmente la prima capitale Europea passata al digitale, nonché la prima senza televisione; si, perché con il segnale che passa dall'analogico al digitale, Adoc sta raccogliendo le lamentele dei romani in difficoltà: alcuni canali sono spariti e il segnale in molte zone e' debole o inesistente.
I primi a farne le spese sono gli anziani, che oltre a non capire la sintonizzazione dei canali e a scontrarsi con la moltiplicazione dei telecomandi in casa, non riconoscono e non ritrovano più i loro palinsesti televisivi. Dopo infiniti rimandi, il digitale terrestre incontra più difficoltà del previsto e che, alla fine, rischia di rivelarsi per quello che è: una tecnologia obsoleta, costosa, limitata.
La Capitale e' stata abbandonata a sé stessa. Il 25% dei televisori non ha ancora il decoder a causa della confusione che permane tutt’oggi su di essi: quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai, la sintonizzazione dei canali non è semplice e molte antenne vanno sostituite o ri-orientate, e comunque liberate dei vecchi filtri.
Marco Polizzi, presidente di PrimoConsumo, afferma: “L’avvento del Digitale Terrestre ha portato problemi di investimenti (impiantarlo costa: bisogna comprare nuove frequenze, alimentare i trasmettitori, programmare nuovi decoder interattivi…); problemi economici (per mantenere attivi i trasmettitori ci vuole un enorme impiego di energia in un paese dove l'energia si compra a caro prezzo; per i consumatori inoltre sono spese su spese: nuovi decoder, nuovi televisori, costi di antennisti, elettricisti, smaltimento rifiuti particolari…); problemi ecologici (l'abbandono dei vecchi televisori nei cassonetti o nei parchi, in aggiunta al già considerevole inquinamento elettromagnetico). Tutto ciò ha portato –fin’ora- solo all’aumento degli abbonamenti alle piattaforme digitali private, ma che ne è della famosa “TV più bella, più interattiva, a misura di telespettatore” che hanno promesso ai consumatori?
Si apre l’era del digitale terrestre ed è guerra a cielo aperto! In un caos di decoder e programmi criptati Sky scende in campo con la Digital Key, la chiavetta che consentirà ai suoi utenti di visualizzare sul suo digitale i programmi in chiaro di Rai e Mediaset.
La Rai, cercando di frenarne l’ascesa sul mercato, vorrebbe togliere i suoi canali dall’offerta Sky circoscrivendo la sua diffusione alla piattaforma TivùSat.
Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, spiega che la presenza della Rai sulle piattaforme di natura commerciale è una facoltà e non un obbligo, ma che in base alle linee guida del nuovo contratto di servizio Rai 2010-2012, varate dall'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, la possibilità per la Rai di togliere i canali generalisti dall'offerta di Sky dipenderà dalla diffusione della piattaforma alternativa TivùSat, in quanto dovrà consentire a tutti gli utenti di ricevere le sue trasmissioni. In ogni caso, nella fase transitoria di passaggio al digitale (dunque fino a fine 2012), la tv pubblica dovrà essere presente su tutte le piattaforme tecnologiche, riducendo al minimo i criptaggi dei programmi
Mediaset definisce la Digital Key di Sky contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza perchè costituisce una violazione degli impegni assunti nel 2003 da Newscorp in occasione della concentrazione delle attività di Telepiù e Stream: le norme antitrust infatti non consentono a un’impresa dominante di ostacolare l’ingresso sul mercato di concorrenti mediante vendite abbinate o aggregate dei propri prodotti.
Per Mediaset, «il fine della Digital Key - che non consente l'accesso né ai servizi interattivi né ai contenuti a pagamento - è quello di frenare la diffusione sul mercato di decoder che consentano di ricevere i programmi a pagamento e i servizi interattivi di altri operatori. Il tutto evidentemente a danno dei consumatori che vedranno così limitata la loro possibilità di scelta a livello di offerta e di contenuti»fra l’altro, Sky verrebbe meno all’impegno di «non intraprendere ulteriori attività di Dtt, né come rete né come operatore al dettaglio», almeno sino alla fine del 2011, come vuole l’Europa.
L’Ad Mockridge contrattacca: la digital key «garantirà a milioni di famiglie la possibilità di fruire dell’offerta in chiaro sul digitale terrestre»; si tratta, dunque, di «uno strumento che aiuta il processo di digitalizzazione del Paese, offrendo un servizio per i consumatori in un mercato in veloce sviluppo. Uno sviluppo che, evidentemente, non è facile da accettare per un gruppo come Mediaset che per molti anni è stato, ed è ancora oggi, il principale soggetto privato operante in Italia nella televisione commerciale e dominante nel mercato della pubblicità».
Marco Polizzi, presidente di PrimoConsumo, afferma: “La Rai in quanto emittente pubblica ha il dovere di rendersi fruibile al maggior numero di utenti possibile; in tale ottica il suo criptaggio è da considerarsi un danno verso i consumatori che vedrebbero limitata la possibilità di fruire dell’unico sistema informativo sul mercato non in mano a privati; in caso contrario gli abbonati sky hanno diritto ad essere esentati dal pagamento dell'abbonamento Rai."
COMUNICATO STAMPA
Roma, 4 dicembre 2008 “SPEGNIAMO FACEBOOK,E’ ILLEGALE!”
Nonostante l’adesione alla risoluzione adottata a Strasburgo il 20 OTTOBRE scorso predisposta da ben 78 Autorità delle Comunicazioni Europee, il popolare social network Facebook è ancora fuorilegge.
Oltre a rappresentare di per sé uno strumento rischioso che espone chiunque al furto di identità e ad azioni di molestie telematiche incontrollate,Facebook non ha alcun vero meccanismo di tutela del diritto all’immagine.
Le fotografie pubblicate infatti, sono liberamente copiabili e salvabili da chiunque ed il fatto che solo chi è iscritto tra gli amici, ovvero coloro che hanno accesso al tuo profilo,può vederle, non significa che si desideri permettergli di salvare o distribuire la propria immagine, per di più senza alcun permesso.
“ Nelle condizioni d’uso di Facebook si legge che nessun contenuto del sito può essere modificato, copiato, distribuito incluso, riprodotto, ripubblicato, scaricato ,raccolto, visualizzato, inviato trasmesso o venduto in ogni forma e con ogni mezzo. Peccato che sia lettera morta e che non ci sia alcun tipo di controllo né di sanzione veloce o possibilità di inibitoria realmente immediata da parte dell’utente”- spiega l’avv. Marco Polizzi, presidente di Primoconsumo.
“ Allo stato attuale chiunque potrebbe ritrovare la propria faccia montata su immagini equivoche o raccolta in database assolutamente sconosciuti e privi di ogni garanzia. Bisogna adottare al più presto una normativa ad hoc che obblighi tutti i siti dove è possibile postare immagini a dotarsi di un sistema che impedisca la violazione dei diritti di proprietà intellettuale e, ancor più importante, della privacy in ogni sua forma, compreso il cosiddetto “diritto all’oblio”. Non si capisce infatti perché Facebook permetta di rimuovere ogni informazione in ogni momento dal sito ma, nelle condizioni d’uso che abbiamo pubblicato per tutti sul nostro sito www.primoconsumo.it,richieda di acconsentire a che vengano archiviate copie di queste informazioni per un “ragionevole lasso di tempo”. Non solo non si capisce il perché ed è quindi legittimo il sospetto di utilizzi impropri se non addirittura illeciti ma, soprattutto, non sia capisce quanto lungo sia questo ragionevole lasso di tempo” . Le Autorità Italiane interessate dovrebbero provvedere immediatamente alla verifica di tutte di queste situazioni e nelle more oscurare tutti i siti fuorilegge a cominciare da Facebook. ”
ROMA- 27 OTTOBRE 2008
L'ASSOCIAZIONE DI TUTELA DEI DIRITTI DEI CONSUMATORI
"PRIMOCONSUMO" SARA' PRESENTE NEI PROSSIMI GIORNI CON DEGLI STAND INFORMATIVI IN ALCUNE PIAZZE DELLA CITTA'
MARTEDì 28 OTTOBRE Piazza Irnerio angolo Via Boccea
MERCOLEDì 29 OTTOBRE vIa Andrea Doria altezza civico 66
GIOVEDì 30 OTTOBRE piazzale antistante al nuovo Mercato coperto di Ponte Milvio
VENERDì 31 OTTOBRE Viale della XVII Olimpiade( villaggio Olimpico-mercato di Viale Tiziano)
ORARIO :10,00-14,00
Tutti i cittadini sono invitati a segnalare ai nostri volontari problematiche di quartiere inerenti a disfunzioni amministrative , di decoro del territorio e salvaguardia dell'ambiente.
Inoltre, i consulenti legali dell'associazione saranno a turno a disposizione per un primo consiglio legale su problematiche relative ai consumi( bollette, banche, assicurazioni etc.) previa compilazione del modulo di iscrizione all'associazione per la cifra simbolica di 10 EURO.
per riferimenti info@primoconsumo.it

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