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L'informazione di Primoconsumo
LA PIAGA DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE CERTIFICATA DAI DATI ISTAT E RILANCIATA DAL GRIDO DI ALLARME ANCHE DEI SINDACATI DEL SETTORE VETERINARIO Come da consuetudine, del dopo esami di maturità, si ripropone, per la moltitudine di neo diplomati, l’annoso dilemma amletico della scelta dell'Università. Una scelta da ponderare e maturare, secondo logica, anche, e, soprattutto, in base ai dati reali sulle possibilità occupazionali e reddituali del titolo di studio sul quale si investiranno preziosi anni di sacrifici intellettivi ed economici. Statistiche che dovrebbero essere fornite alle famiglie non in modo tale da creare vere e proprie illusioni occupazionali. In merito al settore veterinario, il dott. Troi evidenzia che “il numero di medici veterinari in Italia è eccessivo, sicuramente pochissimi saranno assorbiti da una Sanità Pubblica sempre più in difficoltà. Abbiamo il 40% dei professionisti in questa materia laureati negli ultimi dieci anni, ed una drammatica situazione di precariato; si aggiunga a questo che la facoltà di Medicina Veterinaria è una delle più costose per lo Stato. Quindi la disoccupazione di un laureato rappresenta un danno doppio, per l'individuo e per la collettività. Sollecitati da una quantità di situazioni segnalateci, chiediamo, come sindacato di categoria, che le famiglie possano disporre di informazioni oggettive ed indipendenti da quelle dell'Università, per garantire correttezza dei dati. Il settore veterinario è solo la punta di un iceberg che propone un panorama spettrale secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat dai quali si riscontrano sempre più disoccupati tra i giovani italiani. L'Istituto nazionale di statistica certifica che per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione a maggio 2010 si conferma stabile all'8,7%, restando però sui valori più elevati dall'inizio del 2004. Aggiungendo che rispetto a maggio dell'anno scorso il tasso aumenta di 1,2 punti percentuali. Il numero di persone in cerca di occupazione diminuisce di un irrisorio 0,1% rispetto ad aprile, ma cresce del 15,5% nel confronto con maggio di un anno fa: in totale 2,173 milioni. Dati fortemente negativi per i giovani. A maggio di quest’anno il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,2%, con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad aprile e di 4,7 punti su base annua; è il dato peggiore dal 2004. PRIMO CONSUMO SOSTIENE LA RACCOLTA FIRME LANCIATA DALLA LASCO, LIBERIAMO LA TV DALLA PARTITOCRAZIA PER RITROVARE UNA CORRETTA E TRASPARENTE INFORMAZIONE Cronaca e non commento, informazione onesta, trasparente, documentata e non orientata, parziale, nebulosa. Voglia di conoscere i fatti nella loro reale dimensione per comprenderli e valutarli senza essere indirizzati o forzati verso una direzione di facciata. La raccolta di firme proposta dall' Associazione dei Consumatori (LASSCO), “Liberiamo il direttore del TG1 Rai dal libro paga della RAI” è condivisa da PrimoConsumo che la sottopone all’attenzione dei propri iscritti, invitandoli a visitare il sito, facilmente raggiungibile dalla sezione links, ed a compilare il modulo di adesione, aggiungendo che sarebbero molte di più le figure degne di rimozione dagli schermi televisivi nazionali. Questo sistema di fare informazione non ci appartiene. Il servizio pubblico ha da troppo tempo perso il proprio ruolo di garante della libera informazione, le assunzioni dei predestinati avvengono solo per “chiamata” e non per concorso, l’ultimo risale al 1968, ogni testata fa riferimento ad una precisa area politica, dirottando il telespettatore verso indirizzi predefiniti da utilizzare soltanto per scopi elettorali, l’esempio di molti giornalisti eletti parlamentari grazie alla spinta catodica ne è prova lampante. Oltre la beffa anche l’inganno per il consumatore italiano, costretto a pagare un canone Rai del tutto inaccettabile, per un servizio televisivo che offre, di rado, programmi di elevato spessore informativo, culturale, formativo, ma anche leggeri e divertenti, affidandosi a format, beceri, diseducativi e noiosi e pagando cifre esorbitanti a personaggi poco edificanti, che suggeriscono ai giovani stili di vita negativi. Un panorama davvero sconfortante per una nazione in piena crisi d’identità, sociale, storica, culturale, ideologica, sportiva, da anni ormai alla deriva senza mostrare segni di effettiva rinascita. Disoccupazione, economia debole, servizi pubblici costosissimi ma di scarsa efficienza, evasione fiscale senza pudore, lobby affaristiche e piduiste, sguazzano nella melma di un’informazione imbavagliata, dove il potere è affare privato di pochi immortali dinosauri politici e la drammatica realtà quotidiana è della stragrande parte della popolazione che del domani non ha certezza. ASSURDA ODISSEA PER ACQUISTARE DEI BIGLIETTI AEREI AL DESK ALITALIA DELL’AEROPORTO Un’infinita odissea per riuscire ad acquistare dei biglietti aerei con la nostra compagnia di bandiera, la nuova Alitalia, dalla facciata ripulita ma dalle complicazioni burocratiche sempre infinite. Il tortuosissimo percorso si è frapposto al desiderio di un consumatore che da buon cittadino italiano ha osato favorire la compagnia aerea nazionale, accordandole una preferenza patriottica rivelatasi autolesionista. Infinite complicazioni, incomprensioni, attese, informazioni inesatte, personale poco qualificato, il tutto raccontato con dovizie di particolari in una lettera di reclamo inviata all’ufficio relazioni con la clientela dell’Alitalia. La casualità ha selezionato un consumatore più cosciente di altri dei propri diritti, il presidente dell’associazione “PrimoConsumo” che ha, doverosamente, portato a conoscenza, della fastidiosa esperienza, i cittadini-consumatori iscritti all’associazione pubblicando il reclamo sul sito web www.primoconsumo.it, nella sezione Primo Reclamo. La denuncia di una gravissima carenza organizzativa del settore biglietteria aerea, incapace di emettere dei semplicissimi biglietti acquistati al desk, con aggravio di spesa, e non online, per “eccesso di zelo” di due genitori nei confronti del proprio figlio. Storie di ordinaria disorganizzazione in un Paese che rende complicata qualsiasi procedura, anche la più semplice, che recluta il personale per “segnalazione” e non per preparazione, che continua a rinviare a domani quel che si sarebbe dovuto fare ieri. Che poco ascolta e sostiene il lavoro profuso dalle molte associazioni di consumatori sparse lungo la penisola. Sempre e solo tante chiacchiere ma pochi fatti. DECURTAZIONE PUNTI PATENTE, LA CORTE DI CASSAZIONE SENTENZIA L’ILLEGGITTIMITA’ IN MANCANZA DELL’IDENTIFICAZIONE DEL CONDUCENTE L’associazione interattiva cittadini e consumatori “PrimoConsumo” esprime piena soddisfazione e adesione per il pronunciamento della Cassazione in merito all’annoso problema legato alla decurtazione dei punti patente al proprietario del veicolo in mancanza di identificazione del conducente al momento della trasgressione, evidenziando come circa il 75% dei ricorsi che comportavano tale decurtazione dei punti sono stati impugnati da PrimoConsumo su una motivazione del tutto analoga. I Supremi giudici hanno, infatti, sentenziato che “senza l’identificazione del conducente autore della trasgressione e in mancanza della successiva comunicazione dei dati personali e di abilitazione alla guida, entro 30 giorni dalla notifica, da parte del proprietario del veicolo, cui il verbale di accertamento della violazione è stato notificato, non vanno decurtati i punti della patente allo stesso proprietario, ma si applica soltanto l'ulteriore sanzione pecuniaria prevista dall'art 180 del codice della strada”. Dopo lunga attesa arriva lapronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza n.16276, che modifica la sentenza per “evidente errore” del giudice di pace per non aver tenuto conto della pronuncia della Consulta del 2005, «verosimilmente non essendo ancora a conoscenza del giudicato costituzionale, pubblicato pochi giorni prima della decisione». TERMINI PER L‘ISCRIZIONE A RUOLO E LA NOTIFICA DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO, L‘INTERVENTO DELLA CTP DI CATANIA RIBADISCE I DETTAMI DELLA LEGGE 156 La recente sentenza n.252/10 della Commissione Tributaria Provinciale di Catania ci fornisce ancora una volta l´occasione per riflettere sulle difficoltà che il contribuente incontra quotidianamente nel dedalo delle norme tributarie. La sentenza riguarda i termini entro cui l´Amministrazione finanziaria puo´ far valere il suo diritto di riscossione delle imposte nei confronti del contribuente. Difatti, tra termine per l´attività di liquidazione, termine per l´iscrizione a ruolo, termine di consegna del ruolo al concessionario della riscossione e termine di notifica della cartella di pagamento al debitore, il contribuente ha senza dubbio un bel daffare per comprendere se la richiesta che gli perviene sia o meno a norma di legge. Le varie modifiche normative intervenute nel tempo e l´intreccio delle attività dell´Amministrazione finanziaria con quelle del concessionario per la riscossione, non ha reso la vita semplice nemmeno alla Corte Costituzionale che nel 2005 è dovuta intervenire dichiarando l’incostituzionalità dell´art. 25 del DPR 602/1973 nella parte in cui non prevedeva dei termini certi per la notifica delle cartelle di pagamento, confermando così quanto già detto più volte dalla Corte di Cassazione in merito all´impossibilità di lasciare esposto il contribuente, senza limiti temporali, all´azione esecutiva del Fisco. Da qui un vuoto normativo a cui ha fatto seguito il D.l. 106 del 2005, convertito con L. 156/2005, che ha portato alla fissazione di termini decadenziali chiari, distinti in base alla tipologia di controllo che l´Amministrazione può svolgere, ovvero liquidizione automatica, controllo formale e accertamento. Dunque, dopo svariate versioni di questa e di altre norme (disposizioni transitorie, rinvii, rimandi, termini definiti semplicemente esortativi, ordinatori o di mero valore interno all´amministrazione), grazie soprattutto al ruolo svolto dai giudici tributari di tutti i livelli, si è giunti ad una definizione di termini certi entro cui la pretesa fiscale può essere fatta valere dal Fisco, a pena di decadenza. Resta il dubbio del perchè, se tutto era così chiaro già dal 2005, la Commissione Tributaria Provinciale di Catania si è trovata oggi a dover dichiarare illegittima l´iscrizione a ruolo avvenuta nel 2008 per imposte del 1997, con buona pace dei principi della chiarezza degli atti amministrativi e della collaborazione tra Amministrazione finanziaria e il contribuente! Avv. Ivana Quarta, consulente tributario associazione PrimoConsumo CLAMOROSO FLOP DEL CONCORDATO SULLE MULTE, NON ADERISCONO MINISTERI ED ENTI LOCALI Concordato si, concordato no. Per molti ma non per tutti. Al concordato suidebiti derivanti da infrazioni al codice della strada accertate sino al dicembre del 2004, proposto dal Comune di Roma ha aderito il 44,7% per un incasso di 25 milioni di euro, appena un quarto dei cento stimati dall’ente locale capitolino. “Un clamoroso autogol all’italiana, dichiara l’avv. Marco Polizzi, presidente dell’associazione “PrimoConsumo”, hanno aderito al concordato solo privati cittadini ma non lo ha fatto lo Stato per le infrazioni commesse da migliaia di auto blu assegnate a ministeri, enti locali, società di servizi pubblici e quant’altro orbita nel suo emisfero amministrativo. Ora la Gerit dovrà procedere con pignoramenti, fermi auto e ipoteche contro lo Stato che, tra il disinteresse totale, spalmerà il debito sul bilancio pubblico, ovvero, ancora sui cittadini che hanno regolarizzato la loro posizione, ma anche su quelli che non hanno commesso infrazioni. E’ doveroso che la stessa Gerit presenti un esposto alla Corte dei Conti per denunciare la mancata adesione al concordato dei dirigenti pubblici che avevano l’obbligo di aderire alla sanatoria per le multe delle auto blu. I cittadini consumatori sono stufi di essere presi in giro, è tempo di dire basta al sistema dei privilegi, anche chi usa per lavoro mezzi in dotazione allo Stato si faccia carico delle proprie responsabilità nella loro conduzione, rispettando il codice della strada e pagando di tasca propria per le eventuali infrazioni commesse”. PRIMO CONSUMO SOLLECITA L’ACEA PER IL BLACK OUT ELETTRICO DI VIA LIVIO ANDRONICO A quasi una settimana di distanza dal guasto occorso alla linea elettrica dei lampioni che illuminano via Livio Andronico, all’altezza dei numeri civici che vanno dal 25 al 49, il black out continua con conseguenti problemi nelle ore notturne per la tutela della sicurezza pubblica dei residenti della zona, nonostante i numerosi solleciti all’Acea per chiedere un intervento rapido di riparazione. L’associazione Primo Consumo ha provveduto a sollecitare per il grave inadempimento, nella giornata di sabato 3 luglio, dopo le numerose richieste dei propri iscritti, l’azienda Acea, all’indirizzo di posta elettronica lampionispenti@aceaspa.it, chiedendone conto a nome dei cittadini. SOS CONSUMATORI, DIFFIDATE DALLA MOZZARELLA CHE NON FILA, NON E’ PRODOTTA CON LATTE NATURALE Il destino della mozzarella sembra quello di continuare a riempire le pagine di cronaca dei quotidiani, almeno per il periodo estivo. Tornata prepotentemente alla ribalta con il caso delle “mozzarelle blu”, di questo prodotto nostrano si continua a parlare, ma non per le sue qualità di formaggio leggero che spinge i nutrizionisti italiani ad inserirla tra i prodotti consigliati per una sana alimentazione, quanto piuttosto per quella caratteristica tecnologica che si chiama “filatura”. Il dott. Giuseppe Lai, biologo-nutrizionista, consulente dell’associazione “PrimoConsumo”, offre una spiegazione del “mistero”: “La mozzarella è, infatti, un formaggio a pasta filata ma pare che, secondo quanto denunciato da molti consumatori, specie nel Meridione, questa fondamentale proprietà sia andata perduta. Una spiegazione? Al posto del latte, la materia prima naturale, per fabbricare il prodotto viene usata della cagliata congelata proveniente dall’estero, in particolare Est Europa, che, opportunamente lavorata, assume la forma di una mozzarella. Ma la superficie, spugnosa nel prodotto genuino, diventa liscia e compatta nella “pseudo mozzarella” che oltretutto…. non fila! Insomma, l’ennesima beffa al “made in Italy”. La soluzione? Attribuire, per legge, la denominazione di “mozzarella” esclusivamente al prodotto ottenuto dal latte, con la sola aggiunta del caglio necessario per realizzare il prodotto stesso. Ma anche introdurre, finalmente, l’obbligo di indicare con chiarezza sull’etichetta la provenienza del prodotto e dare qualche certezza in più a tutti noi consumatori.”
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