Banche, tablet e funerali – Il patibolo lo fornisce la giustizia

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Dialogo tra Angelo Santoro e l’avvocato Marco Polizzi

A.S.: Abbiamo il nome della banca, della filiale, e sappiamo anche come si chiama il direttore, ma non possiamo dirlo a nessuno perché è un segreto! E’ notizia di questi giorni, un imprenditore si uccide lasciando un biglietto con scritto “scusatemi!” L’uomo è stato trovato impiccato nella sua azienda da un parente, il messaggio era indirizzato alla moglie e ai tre figli piccoli. Le cronache dei giornali riportano che questo signore sarebbe crollato sotto il peso della disperazione quando l’istituto di credito gli aveva bloccato tutti i fidi, e quindi destinato all’infamia della centrale rischi, anticamera del fallimento. Qualcosa è scattata nell’uomo che ha deciso di porre fine alla sua vita lasciando alle persone più care la storia del suo tormento racchiusa in una sola parola: “perdonatemi”. Aveva 55 anni! Nelle stesse ore, un altro padre di famiglia, sempre cinquantenne si suicida pure lui, accanto al corpo, anche lì, viene trovato un altro biglietto che cita: “vi proteggerò dall’inferno!”. Ad oggi sappiamo solo che, contagiato dal morbo della follia, commette una strage in famiglia e poi rivolge l’arma su se stesso per porre fine alla sua esistenza terrena. Il gesto, forse, lo premeditava da tempo, da quando, cioè, era iniziato l’iter dell’esproprio della casa dove viveva da sempre con i suoi cari. La banca, i debiti, l’asta della sua vita e della sua anima, hanno fatto crollare le ultime riserve di lucidità. Ecco che l’uomo viene risucchiato dal gorgo della pazzia, e come lui stesso dice: “all’inferno”! Migliaia di persone si sono ammazzate, il copione sembra essere, e in moltissimi casi lo è, identico: banca, revoca dei fidi, fallimento, beni immobili che si dissolvono, suicidio. Questa è la cronologia di morti annunciate. Eppure anche i più inesperti funzionari di banca dovrebbero rendersi conto che questi gesti estremi sono commessi da persone perbene! I malfattori di professione, invece, fanno uccidere gli altri. Mi chiedo le ragioni di tanta superficialità, di questa indifferenza, quasi una sorta di “istigazione” a rivolgere la violenza su se stessi?!? Cosa ci guadagnano questi Istituti diScredito? Forse che alcune banche, oltre ai Tablet, vendono anche funerali?!? …

M.P.: No mio caro Angelo, non casse da morto ma possibilità di usare il ricatto.

La banca ti segnala alla centrale come insolvente (sofferente), il funzionario si è coperto dal rischio interno e cosa più funzionale Ti costringe a correre a pagare altrimenti salti.

Ma la cosa più anomala in un contesto in cui la Tua controparte decide la Tua vita è che la nostra Corte di Cassazione con la Sent. 1725/14, resa pubblica il 29.1.15 nella causa da me patrocinata, si ostina a sostenere che non può essere sostenuta l’illegittimità della norma che conferisce questo potere alle banche Tue carnefici.

Afferma la Suprema Corte che Il fatto che la norma nel concetto di insolvenza non fa riferimento a parametri economici predefiniti lascia agli intermediari un certo margine di discrezionalità che però deve essere fondato su dati oggettivi.

Poi uno riflette e pensa questi dati oggettivi saranno mai valutati da un organo terzo in favore del debitore defunto?

L’ho chiesto alla collega avvocato Urbano, capo dipartimento finanza dell’associazione consumatori che presiedo, mi ha risposto con una speranza: l’Associazione potrebbe rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea e poi, finalmente, il ddl Buemi sulla responsabilità civile dei magistrati è divenuto legge!

Angelo Santoro

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