Ryanair e Wizz Air multate dall’Antitrust per pratica commerciale scorretta

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha stabilito, lo scorso 21 febbraio, che le modifiche al contratto di trasporto stabilite dalle compagnie aeree Ryanair e Wizz Air, secondo le quali ai passeggeri veniva imposto un sovrapprezzo per il bagaglio a mano portato a bordo dell’aereo, rappresentano delle pratiche commerciali scorrette e pertanto ha applicato una multa ad entrambe le compagnie.

In particolare, in una nota l’Autorità spiega che si tratta di “una pratica commerciale scorretta in quanto ingannano il consumatore sull’effettivo prezzo del biglietto, non includendo più nella tariffa base un elemento essenziale del contratto di trasporto aereo quale è il bagaglio a mano grande”.

Il bagaglio a mano, pertanto, rappresenta un elemento fondamentale del contratto di trasporto che non può essere scisso dal prezzo del biglietto per il viaggiatore. Le compagnie aeree avrebbero, dunque, secondo la nota dell’Autorità Garante, ingannato i passeggeri circa l’importo finale del prezzo del proprio biglietto aereo.L’Antitrust ha indicato in 60 i giorni entro i quali le compagnie interessate dovranno fornire indicazioni sulle misure da adottare .

In attesa di conoscere le determinazioni, però, si continua a far pagare il sovrapprezzo.

L’Associazione è a disposizione dei propri utenti e dei numerosi cittadini che già si sono rivolti al proprio sportello legale al fine di monitorare la vicenda ed essere pronti a tutelarne gli interessi.

 

La Corte Costituzionale indica quali sono i casi di revoca della patente di guida

Il 20 febbraio la Corte Costituzionale si è pronunciata su una questione molto importante e che potrebbe avere delle ripercussioni di notevole portata per tutti i cittadini che quotidianamente utilizzano la macchina.

La Corte,infatti, ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 222 del Codice della strada là dove prevede l’automatica revoca della patente di guida in tutti i casi di condanna per omicidio e lesioni stradali. In particolare, i giudici costituzionali hanno riconosciuto la legittimità della revoca automatica della patente in caso di condanna per reati stradali aggravati dallo stato di ebbrezza o di alterazione psicofisica per l’assunzione di droghe ma nelle altre ipotesi di condanna per omicidio o lesioni stradali hanno escluso l’automatismo e riconosciuto al giudice il potere di valutare, caso per caso, se applicare, in alternativa alla revoca, la meno grave sanzione della sospensione della patente.

Viene cioè esclusa l’applicazione automatica di una sanzione gravissima, quella della revoca della patente, in tutti i casi in cui le condotte non risultano aggravate dall’assunzione di sostanze stupefacenti o dallo stato di ebbrezza, lasciando al giudice procedente la discrezionalità di applicare quella della sola sospensione.

La Corte Costituzionale ha, con questa pronuncia, ristabilito i criteri di ragionevolezza, proporzione ed uguaglianza.

Chiunque avesse necessità di una consulenza sull’argomento può contattare l’Associazione al numero 06.39.73.82.39

 

Scoperta la truffa sui diamanti da investimento

Martedì 19 febbraio la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo da 700 milioni di euro a carico di due società e cinque banche. In realtà si tratta di una vicenda che ha radici profonde perché va avanti da anni. Solo adesso però è tornata alla ribalta in quanto tra i risparmiatori truffati vi sarebbero anche personaggi noti , dello sport e dello spettacolo. L’inchiesta si riferisce a fatti che vanno dal 2012 al 2016 e vede coinvolte le società IDB e DPI che avevano iniziato un’attività di vendita di diamanti attraverso alcune banche, come forma di investimento “sicuro” che ponesse al riparo da speculazioni o variazioni di mercato. Prima  gli accertamenti dell’Antitrust, che aveva multato le due società e le banche, e oggi l’inchiesta della Procura di Milano avrebbero portato alla luce una truffa milionaria. Le persone coinvolte sono decine di migliaia, si legge sui giornali. Piccoli e grandi risparmiatori, famosi e non solo, che hanno visto azzerarsi il valore, promesso, dei diamanti acquistati.

Invitiamo tutti i risparmiatori coinvolti a contattare la nostra Associazione per ottenere la giusta tutela

finanziamento auto primoconsumo multa antitrust

Vendita auto tramite finanziamenti: Pesante multa dell’Autorità Garante della Concorrenza per moltissime società di finanziamento

finanziamento auto primoconsumo multa antitrust

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha inflitto una sanzione record a numerose società finanziarie legate a case automobilistiche.  A conclusione di una complessa istruttoria  ha infatti verificato  “l’attuazione di un’intesa unica, complessa e continuata avente ad oggetto lo scambio di informazioni sensibili relative a quantità e prezzi, anche attuali e futuri”. In particolare si è accertato che le Società Banca PSA Italia S.p.A, Banque PSA Finance S.A:, Santander Consumer Bank S.p.A, BMW Bank GmbH, BMW AG, FCA Bank S.p.A, FCA Italy S.p.A., CA Consumer Finance S.A:, FCE Bank Plc, Ford Motor Company , General Motor Financial Italia S.p.A., General Motor Company, RCI Banque S.A., Renault S.A., Toyota Financial Services Plc, Toyota Motor Comporation, Volkwaggen Bank GmbH, Volkswagen AG, nonchè le associazioni di categoria Assofin e Assilea, hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, tra il 2003 e il 2017, funzionale ad alterare le dinamiche concorrenziali nel mercato della vendita di automobili dei gruppi di appartenenza attraverso finanziamenti erogati dalle rispettive captive banks.

E’ stato così svelato un vero e proprio cartello lesivo della concorrenza e dunque dei diritti di tutti i consumatori ad ottenere offerte e finanziamenti a condizioni giuste e libere.

Primoconsumo mette a disposizione di tutti gli associati e  i cittadini che abbiano acquistato l’auto “a rate” un servizio di consulenza al fine di verificare la possibilità di richiedere un risarcimento all’Autorità.

AIRBNB: IL DATO E’ TRATTO

di Sergio Lombardi

LA PIATTAFORMA DI HOME SHARING E’ DISPONIBILE A FORNIRE ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE I DATI DEI SUOI HOST

Da alcuni mesi il mondo dell’home sharing italiano ha il fiato sospeso per la vicenda Airbnb. L’annuncio di Matteo Frigerio – country Manager Airbnb per l’Italia, riportato il 19 dicembre da La Repubblica (a pag. 26) ha interrotto un silenzio che durava da molto tempo. Per la precisione, l’ultimo capitolo giudiziario della lunga contesa fra Airbnb e l’Agenzia delle Entrate, iniziata a settembre 2017, era stata un’udienza pubblica al Tar del Lazio ad ottobre 2018, sulla quale poco è trapelato (vedi di seguito tutte le date di questa storia). Il dialogo con le istituzioni, invocato ed annunciato da Airbnb attraverso recenti interviste e speech pubblici dei suoi rappresentanti, sembra aver portato dei risultati.

L’apertura definitiva è stata fornita da Frigerio (nella foto) nell’intervista di ieri con queste parole: “In diversi Paesi europei è iniziato un percorso con i governi che va nella direzione di una collaborazione basata sulla maggiore trasparenza e condivisione in materia di dati, non c’è preclusione ad andare nella stessa direzione anche in Italia“. Come già descritto efficacemente in questo articolo, il primario obiettivo strategico dell’Agenzia delle Entrate nell’attuazione del DL 50/2017 risiede nelle informazioni sui contratti ivi prescritte, relative alle proprietà locate su Airbnb e sugli altri portali e agli effettivi beneficiari.

TASSA AIRBNB

Impropriamente, la cedolare secca prevista dal DL50 è stata denominata dai media “tassa Airbnb”, ma in realtà essa ha come soggetti passivi dell’imposta i percettori di redditi da locazioni brevi. L’imprecisione mediatica diviene poi pericolosa, perchè può far perdere di vista la titolarità e responsabilità di tali redditi, che resta in capo ai contribuenti. Al momento, dal Bilancio dello Stato appare che, anche in assenza di ritenute dei portali, nemmeno i proprietari e piccoli gestori beneficiari di tali redditi sembrano aver adempiuto ai loro obblighi individuali di dichiarazione e versamento della tassa, quindi la responsabilità del mancato gettito non può essere attribuita agli intermediari, come viene invece quotidianamente e approssimativamente affermato. Ma con l’acquisizione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate, lo scenario cambierà e l’evasione verrà contrastata.

GLI ALTRI PORTALI

Booking e Homeaway, parte del gruppo Expedia, hanno disapplicato la cedolare secca, senza adire alcuna Autorità giudiziaria. Anche se Booking in alcuni casi non interviene nei pagamenti, sarebbe comunque tenuta a comunicare come tutte le OTA e intermediari che intervengono nel perfezionamento dei contratti, tutte le informazioni relative ai proprietari e gestori e al valore delle prenotazioni.

IL FLOP DELLA CEDOLARE SECCA

Fin dalla sua introduzione, la cedolare secca ha deluso ogni aspettativa, fornendo incassi molto inferiori alle previsioni di bilancio: il gettito della cedolare secca era stato sovrastimato già nel periodo introduttivo 2011-2015 su importi molto maggiori delle entrate effettive, che sono state circa un quarto delle previsioni.

Gli ultimi sviluppi, se confermati, non rappresentano affatto una rinuncia dello Stato all’incasso della tassa al 21% prevista sulle locazioni brevi, quanto invece un rafforzamento dell’azione di accertamento e di lotta all’evasione, attraverso l’acquisizione dei dati reddituali dei proprietari.

CHI VINCE

La comunicazione dei dati delle prenotazioni da parte di Airbnb, quando si compierà, rappresenta una classica situazione winwin: a beneficiarne saranno anzitutto l’Agenzia delle Entrate ed Airbnb e le altre OTA. Il parziale beneficio per gli intermediari che già operano ritenute (agenzie immobiliari, procacciatori, property managers e portali) consisterà nella trasparenza e nella simmetria degli obblighi di reporting. Infine, tutti gli host fiscalmente in regola, oltre a non dover temere accertamenti e richieste del fisco, vedranno assottigliarsi la concorrenza degli abusivi e degli evasori.

CHI PERDE

Qualche perdente ci sarà: a rischiare, una volta resi noti i dati relativi alle prenotazioni e ai beneficiari, saranno gli host evasori totali o parziali. Da un eventuale accordo e “ammorbidimento” del DL50 ci perdono anche alcune categorie di operatori turistici, che hanno un po’ speculato in questa situazione, additando strumentalmente l’intero settore dell’home sharing come il più pericoloso e preoccupante fenomeno di illegalità in Italia.

I RISCHI PER I PROPRIETARI NON ADEMPIENTI

Attualmente, i controlli fiscali sulle locazioni brevi vengono effettuati soprattutto su segnalazione delle Forze dell’ordine (maggiormente la Polizia Locale) ed Amministrazioni, che vigilano sulle strutture presenti nel territorio, spesso con onerose metodologie “porta-a porta”.

Quando saranno presenti nell’Anagrafe Tributaria tutte le informazioni fiscali e patrimoniali relative ai soggetti che producono redditi da locazione breve, come annunciato ieri da Airbnb, potranno essere attuate le metodologie già applicate con successo dall’Agenzia delle Entrate nell’accertamento delle altre tipologie di redditi.

INCROCIO DEI DATI

Una volta disponibili i dati sulle locazioni brevi, essi saranno forniti e incrociati con quelli già a disposizione nei database delle altre Istituzioni e Amministrazioni (Comuni, Polizia di Stato, Regioni ecc.), per verificare in ogni ambito i corretti adempimenti dei gestori delle strutture.

SANZIONI PENALI

Oltre alle sanzioni tributarie e amministrative, alcune omissioni negli adempimenti di strutture extra-alberghiere e locazioni turistiche hanno implicazioni penali. Fra questi, vanno ricordati la mancata comunicazione dei dati degli ospiti alla Questura e il mancato versamento dell’imposta di soggiorno, considerato in alcuni casi peculatooltre alle sanzioni penali previste per le violazioni fiscali oltre determinati limiti.

PERIODO DI DECORRENZA

La domanda prevalente della platea di host in questa nuova fase della lunga battaglia è la seguente: i dati trasmessi da Airbnb saranno relativi al pregresso (periodo da giugno 2017) o al corrente? Ignorando i dettagli dell’accordo fra il colosso USA e l’Agenzia delle Entrate, si possono ipotizzare varie opzioni. Lo scenario più preoccupante per evasori e abusivi è chiaramente la disclosure da parte di Airbnb di tutti i dati a partire da giugno 2017. Poichè il portale dispone di tutte le informazioni (la situazione storica delle proprie prenotazioni è visibile ad ogni host nella sezione account del sito), non sembrano esserci motivi tecnici per non fornirli all’Agenzia delle Entrate. I redditi 2017 si prescriveranno solo il 31/12/2023 e, in caso di omessa dichiarazione o di accertamento, i termini si estendono.

REGOLARIZZAZIONI

Gli adempimenti fiscali possono essere regolarizzati, attraverso la presentazione di dichiarazioni integrative, tardive e il ravvedimento operoso. Avviare un processo di regolarizzazione oggi, oltre a ridurre le sanzioni, limita la possibilità di un accertamento su tutti gli altri adempimenti amministrativi e di Pubblica Sicurezza e le relative conseguenze.

LE REAZIONI

Con comunicato stampa del 19 dicembre, la FIMAA (Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari), ha contestato l’ipotesi d’accordo, lamentandosi di “due pesi e due misure” e ricordando la scrupolosa applicazione delle ritenute al 21% da parte degli Agenti immobiliari fin dal giugno 2017. “Se il mercato è lo stesso, c’è bisogno di regole uguali per tutti, nessuno escluso. Altrimenti aboliamo la tassa”, conclude  il Presidente FIMAA Santino Taverna.

Ancora da conoscere la posizione dei Property Managers, altra categoria che ha fatto della compliance del DL50 un punto d’orgoglio.

 Fra le altre reazioni, quella di Alessandro Nucara, Direttore Generale di Federalberghi, che con un tweet del 19 dicembre, boccia la proposta di settlement:  “Airbnb, bontà sua, si dichiara disposto a comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate (cosa che è obbligatoria per legge), a condizione che il Governo riveda l’impianto generale della manovra. L’impudenza ha raggiunto livelli stellari. Lo Stato, se c’è ancora, batta un colpo.”

E GLI ALTRI INTERMEDIARI?

Qualora l’intesa fra l’Amministrazione finanziaria e Airbnb venga confermata, essa potrà avere diverse forme. Nel caso di semplice accordo fra le due parti senza modifiche del DL50, la collaborazione di Airbnb nel fornire i dati dei proprietari a fronte di una non attribuzione del ruolo di sostituto d’imposta, da un lato porterebbe a uno squilibrio applicativo, ma dall’altro potrebbe attrarre le altre OTA alla stipula di simili accordi, per indurle ad adempiere quantomeno all’obbligo di comunicazione dati, con grandi benefici per le casse dello Stato. Attualmente Booking e gli altre sei maggiori portali detengono il 60% delle prenotazioni, mentre Airbnb ha solo il 40%. Escludendo l’abrogazione completa del DL50 che, ancor prima di dettare il comportamento degli intermediari, contiene l’importante estensione della cedolare secca ai redditi da locazione breve e da sublocazione, si può pensare a modifiche dell’attuale formulazione.

Una ipotesi potrebbe essere una attenuazione del DL50, mantenendo solo alcuni dei quattro obblighi attuali (trattenuta, versamento, certificazione, trasmissione dati). Se ciò avverrà e per quali soggetti, verrà presto chiarito.

LA CAUSA AIRBNB

Nell’immagine che segue, i molti capitoli di questa storia, forse arrivata al finale.

LO SCENARIO EUROPEO

Essendo ancora in piedi la causa Airbnb, va considerata la possibilità che il Tar, o successivamente il Consiglio di Stato, rimetta il giudizio Airbnb alla Corte di giustizia dell’Unione europea in via pregiudiziale. Secondo il Consiglio di Stato, le molteplici questioni dedotte da Airbnb nel suo ricorso in relazione a una possibile lesione del diritto dell’Unione Europea, “appaiono meritevoli di attento apprezzamento e come tali devono essere approfondite nella più opportuna sede del merito anche in relazione all’eventuale rimessione ai sensi dell’art. 267, par. 2, TFUE” (Trattato per il Funzionamento dell’Unione Europea). Questo, naturalmente, comporterebbe tempi molto lunghi per il giudizio della CEDU.

AGGIORNAMENTO DELL’ARGOMENTO CON LE ULTIME DICHIARAZIONI DI AIRBNB A RADIO 24 A FEBBRAIO 2019 A QUESTO LINK

PETIZIONE CONTRO GLI EMENDAMENTI SULLE LOCAZIONI BREVI IN LEGGE DI BILANCIO

 

 

 

 

 

 

PRIMOCONSUMO ADERISCE ALL’APPELLO CONTRO GLI EMENDAMENTI PRESENTATI ALLA CAMERA CHE VIOLANO I PIU’ ELEMENTARI PRINCIPI GIURIDICI E INVITA TUTTI GLI ASSOCIATI E I CITTADINI A FIRMARE LA PETIZIONE

di Avv. Mikaela Hillestrom

Primoconsumo ha aderito all’appello, sottoscritto dalle maggiori associazioni di proprietari, in rappresentanza degli oltre 400mila proprietari di immobili destinati in Italia ad attività ricettive extra-alberghiere e a locazioni brevi, per contestare gli emendamenti proposti alla Legge di Bilancio (ddl C. 1334) da alcuni Deputati in V Commissione Bilancio, perchè lesivi del diritto di proprietà tutelato dall’art. 42 della Costituzione, lesivi della potestà legislative delle Regioni di cui all’art. 117 della Costituzione, perchè stravolgono il concetto civilistico di impresa di cui all’art. 2082 C.C. e ledono il principio della concorrenza in quanto creano un’ingiusta discriminazione per la locazione breve rispetto ad altre forme ricettive alberghiere ed extra-alberghiere.

Con l’appello, i proprietari e Primoconsumo hanno richiesto di essere auditi dal Ministro Di Maio, dal Ministro Centinaio e dalle competenti Commissioni Parlamentari sul ruolo economico e sociale della categoria dell’ospitalità extra-alberghiera e della locazione breve, sui danni che riforme disorganiche possono creare al settore e sulla possibilità di semplificare l’espletamento dei numerosi adempimenti che i titolari e gestori devono compiere, nel rispetto della competenza regionale.

I firmatari hanno chiesto nell’appello l’apertura di un tavolo di confronto del settore con il Governo e le Regioni al fine di garantire la legalità e migliorare la compliance in un clima di certezza del diritto.

I firmatari di questo appello:

AIBBA – Stefano Calandra

ANBBA – Marco Piscopo

Difesa Proprietari – Sergio Lombardi

Extra – Maurizio Battelli

Host Italia – Valerio Nicastro

Host+Host – Gianni Facchini

Primoconsumo – Mikaela Hillerstrom

 

L’appello è diventato una petizione, appena pubblicata online:

www.change.org/p/presidente-del-consiglio-appello-per-riconoscimento-del-ruolo-del-turismo-extra-alberghiero-e-delle-locazioni-brevi

ASSEGNI FAMILIARI. VANNO AGGIUNTI ALL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI. ATTENZIONE!

ASSEGNI FAMILIARI. VANNO AGGIUNTI ALL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI. ATTENZIONE!

Gli assegni familiari spettano al genitore presso cui i figli sono collocati e vanno aggiunti all’assegno di mantenimento per i figli.

Ne consegue che se il genitore che percepisce gli assegni familiari non è il genitore collocatario deve corrisponderli alla moglie.

Il principio può essere superato dallo volontà delle parti e/o da una diversa disposizione del Giudice.

L’art. 211 della legge 19 maggio 1975, n. 151 espressamente prevede che il coniuge cui i figli sono affidati ha diritto in ogni caso a percepire gli assegni familiari per i figli, sia che ad essi abbia diritto per un suo rapporto di lavoro, sia che di essi sia titolare l’altro coniuge.

L’assegno al nucleo familiare non può essere richiesto da entrambi i genitori ma solo da uno dei due in accordo tra loro. In caso di disaccordo prevale il collocatario.

Attenzione alla prescrizione del diritto agli assegni familiari che è di 5 anni per la richiesta all’INPS.

Attenenzione perche si può commettere l’illecito dell’appropriazione indebita che costituisce reato.

Attenzione perchè chi ha percepito e trattenuto indebitamente gli assegni familiari avrà l’obbligo di restituire tutte le somme erogate negli ultimi 10 anni.

Attenzione perchè gli assegni familiari vanno aggiunti all’assegno di mantenimento per i figli.

Avv. Ersilia Urbano

Per avere maggiori informazioni basta compilare il modulo “richiedi assistenza” sul sito www.primoconsumo.it o chiamare lo sportello del consumatore al numero 0639738239 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

GAS. BOLLETTE O CONGUAGLI DOPO I 2 ANNI NON SI PAGANO. MAXI CONGUAGLI ADDIO

GAS. BOLLETTE O CONGUAGLI DOPO I 2 ANNI NON SI PAGANO. MAXI CONGUAGLI ADDIO

Anche per il gas come per l’energia elettrica la prescrizione si riduce a 2 anni.

Per l’energia elettrica è già così dal 1 marzo 2018 per il gas dal 1 gennaio 2019.

Vi invitiamo pertanto a controllare bene le bollette ed i conguagli perchè il venditore ed il distributore hanno l’obbligo di informarvi sulla avvenuta prescrizione delle somme.

Finalmente MAXI CONGUAGLI ADDIO!

Per avere maggiori informazioni basta compilare il modulo “richiedi assistenza” sul sito www.primoconsumo.it o chiamare lo sportello del consumatore al numero 0639738239 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

 

 

 

 

LA QUESTIONE DEL CANONE RAI PER LE STRUTTURE EXTRA-ALBERGHIERE

 

 

 

 

 

 

 

URGE UN RIORDINO DELLE TARIFFE DEL CANONE RAI APPLICATE ALLE STRUTTURE EXTRA-ALBERGHIERE: L’ANBBA SI CONFRONTA CON LA RAI PER L’ARMONIZZAZIONE DEL SETTORE

Ai fini del canone Rai, attualmente le attività extra-alberghiere sono assimilate agli alberghi, prevedendo per i gestori di Bed and Breakfast, Case Vacanze e Affittacamere la tariffa speciale di 203,70 euro all’anno per un solo televisore (Categoria E) e di 407,35 euro all’anno per la fascia da 1 fino a 10 televisori (Categoria D).

Per i B&B, è previsto inoltre l’abbonamento Rai per il proprietario, in quanto residente nell’appartamento e titolare di un utenza domestica di fornitura elettrica, con il pagamento del canone di 90 euro in bolletta.

Dopo aver presentato negli anni vari interpelli senza risposta, ANBBA, l’Associazione Nazionale B&B, Affittacamere, CaV e LT, sta proponendo in questi giorni alla Rai una armonizzazione delle tariffe applicate al settore extra-alberghiero con “un canone ridotto ed accessibile con l’esclusione nei B&B di quello in bolletta“.
Auspichiamo un equo riordino delle tariffe del canone Rai per l’extra-alberghiero in tempi ragionevoli e vi aggiorneremo presto.

Pagina Rai con tariffe canone speciale

 

 

 

 

 

 

(primo marchio aziendale Rai – 1948 – Arch. Erberto Carboni)

AGGIORNAMENTO 22/11/2018:

Alla Camera dei Deputati è in esame la Legge di Bilancio (ddl C. 1334). In V Commissione Bilancio sono stati presentati degli emendamenti peggiorativi delle attuali tariffe del canone speciale Rai.

Allegato: estratto emendamenti sulla Rai

ddl pillon

NO AL DDL PILLON. I DIRITTI SONO DEI FIGLI.

NO AL DDL PILLON .
I DIRITTI SONO DEI FIGLI NON DEGLI ADULTI.
I diritti sono dei figli non dei genitori. NO AL DDL PILLON.
Le previsioni del ddl Pillon sembrano aver perso di vista questo principio. 
La suddivisione paritetica dei figli non è conforme al loro preminente interesse. 
Così come il mantenimento diretto nei periodi di permanenza del figlio presso il genitore.
Così come la mediazione obbligatoria.
I bambini hanno bisogno di stabilità di persone e di spazi, di ritmi di vita adeguati e a loro conformi, di genitori responsabili rispetto alle loro esigenze e priorità.
I figli vengono da noi ma non ci appartengono. Kahlil Gibran (1883 – 1931)  
La genitorialità non è un diritto del genitore è un diritto del figlio.
La separazione è della coppia coniugale, non di quella genitoriale.
Solo così si rispetta il diritto di famiglia.

Avv. Ersilia Urbano

Per avere maggiori informazioni basta compilare il modulo "richiedi assistenza" sul sito www.primoconsumo.it o chiamare lo sportello del consumatore al numero 0639738239 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.